La Val Venosta dove ancora ci sono i segni della guerra
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Quelle terre estreme
e gli abitanti testardi
STEFANO VASTANO DA CURON


Gente testarda, piena di vita. Sin dalla prima sera, in un hotel a Curon, paesino di 2.800 anime sulle montagne della Val Venosta (all’improvviso, dietro una curva, due maestosi cervi ci tagliano la strada) intuisci che per vivere a queste altezze, tra valli di larici e pini, devi essere testardo, e forte. Ed amare i monti, i ghiacciai e i laghi al nord dell’Alto Adige, lì dove sono nati e cresciuti i Gustav Thöni (a Trafoi) e generazioni di maestri di alpinismo e sci. Regione estrema la Vinschgau, come si chiama in tedesco, dove oggi vivono 40mila abitanti che parlano almeno due lingue, italiano e tedesco, oltre ai dialetti locali. Terre di confine, incuneate fra Svizzera ed Austria, "dove d’inverno c’è una neve alta così e devi spalarti un sentiero", dice l’artista Othmar Prenner che nel paesino di Langtaufers s’è costruito uno degli atelier più affascinanti del sud Tirolo. "Siamo orgogoliosi di vivere in luoghi unici al mondo", spiega Gerald Burger, responsabile del turismo sul passo della Resia.
Davanti alle acque del lago di Resia (ci si pescano trote di quasi un metro), ci accorgiamo che Burger ha ragione. Il campanile romanico che dal 1355 manda i suoi tenui colori al cielo, con le trifore che spuntano dalle acque - nel 1950 fu inondato con le case di 150 famiglie da una diga - è il simbolo della bellezza estrema e della tenacia delle genti in questo angolo d’Italia. "Mio padre ha perso casa e campi sotto il lago", spiega Ludwig Schöpf che fa da guida fin su al Plan dei Morti.
Oggi quel campanile è fotografato un milione di volte l’anno (nella regione gli hotel sono 120) e sulle acque del lago si praticano tutte le forme di vela. Ma i deliri politici passati per queste valli sono segnati in pietra e ferro nel "Vallo alpino del Littorio" che, nella mente contorta dei fascisti, doveva separare i Drei Länder, i tre paesi confinanti. Sulla cosiddetta Piana Morta siamo già a quota 2000, davanti agli assurdi "sbarramenti antipanzer" eretti nel 1938 da Mussolini: file triple di 228 acuminati "denti di drago", blocchi in cemento con punte di ferro per sbarrare panzer tedeschi che qui non passarono mai. "Non si è mai sparato un colpo su queste montagne", dice Schöpf, né una mitragliata dai bunker nelle rocce. Oggi sono i freaks del Mountainbike a sfrecciare fra i pendii del Reschenpass. Mentre gli amanti della natura si godono la purissima sorgente della Kaltes Wasser o i sublimi colori delle montagne. E sono albe e tramonti dalle mille sfumature di rosa/azzurro quelli che si accendono sulle creste: non a caso la Idm, Film Fund & Commission dell’Alto Adige, ci porta registi e produttori a scoprire location tra questi panorami da brivido. "Su queste montagne - dice Umberto Capitani, direttore degli impianti dello Stelvio e dei 260 posti dell’Hotel Livrio - si allennano i campioni dello sci". Non è uno scherzo, siamo oltre quota 3000. Lo spettacolo che offre l’Ortler - la vetta di 3804 metri - è davvero un film.
Al nostro tavolo due glorie degli sci: Stefano Anzi, il primo italiano a spuntare una coppa del mondo in discesa, e il 38enne Roland Fischnaller che di coppe ne ha già vinte tre. "Il mio ufficio è qui - racconta - tra questi monti e questi giovani". La sera frotte di team italiani, tedeschi e di tutto il mondo gustano i saporiti pizzoccheri prima di svolazzare dall’alba fra le piste dello Stelvio. Sono 48 i tornanti mozzafiato (li costruirono gli austriaci per collegare Milano-Vienna) per ridiscendere a valle. Ma sciami di ragazzi sfidano i 3mila metri - dove Fausto Coppi e il Giro d’Italia si trasformarono in mito - risalendoli in pattini. Terre estreme, per cervi e gente dura, come le storie che Marco Balzano narra nel romanzo "Resto qui". Segnate oggi dal turismo e sport, ma anche da antiche povertà e follie varie: a Glorenza, un gioiellino con mura e vicoli medievali, leggiamo ancora gli slogan di Mussolini sulla porta della cittadina (dove si sforna un grandioso Palabirnenbrot, pane alle pere). Un film complesso, folle la Val Venosta, ancora  tutto da girare, a piedi e al cinema.
21.10.2018


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