L'analisi di Paul Nolte, storico alla Freie Universität
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"Dopo la Merkel
ora spetta a un verde"
STEFANO VASTANO DA BERLINO


La sconfitta in Baviera e poi, in rapida successione, quella in Assia. Due segnali che Angela Merkel ha interpretato come uno stop alla sua politica. E così, prima di dover fare i conti con nuove sconfitte, Angela Merkel ha annunciato il suo addio. "È il mio ultimo mandato", ha detto chiudendo le porte anche a una semplice candidatura in parlamento dove è arriva molto giovane, nel 1990. In Germania, dunque, si chiude l’era della cancelliera dal piglio deciso, la lunga parentesi della donna nata nell’est che ha cambiato la Germania, iniziando a governarla quando la disoccupazione era inchiodata oltre il 9 per cento e la lascia con un tasso di senza lavoro di poco oltre il 3 per cento. Una serie di successi, i suoi, interni e internazionali. Ma soprattutto sul fronte dell’Unione europea dove è stata il leader di riferimento.

"Non credo che l’attuale Große Koalition durerà a lungo. Al più tardi nel 2020 avremo nuove elezioni e un nuovo governo a Berlino". Così Paul Nolte, docente di storia alla Freie Universität di Berlino, vede il futuro prossimo in Germania dopo l’annuncio di Angela Merkel di non candidarsi più come Kanzlerin alle prossime politiche. "E forse - spiega Nolte al Caffè - il cancelliere non sarà più della Cdu, ma dei Verdi e ci sarà una nuova costellazione di governo".
Di sicuro c’è solo che, da dicembre, Merkel non sarà più presidente della Cdu. A che si deve questa decisione della Kanzlerin?
"È una decisione che Merkel ha maturato a lungo, interpretando i segnali critici che da tempo si accumulavano contro di lei nel governo e nel partito. Kohl è stato 25 anni a capo della Cdu, ma anche i 18 della Merkel sono abbastanza".
Come è cambiata la Cdu nell’era Merkel?
"Merito della Merkel è quello d’aver tenuto insieme la Cdu per due decenni, e in questo lei non ha fatto molto di diverso dai predecessori Adenauer e Kohl. La Cdu è un partito di governo, sempre compatto dietro al suo Kanzler. Ma Merkel ha modernizzato la società tedesca, cannibalizzando molti temi della Spd, lasciando però scoperta la Cdu sui temi più conservatori della società".
Per questo anche nella regione di Francoforte ora la Cdu ha incassato una batosta: è la politica dei migranti il vero problema della Merkel?
"La politica migratoria della Merkel sarà pure il trauma della Cdu, così come l’Agenda 2010 di Schröder lo fu per la Spd. Ma ciò non vuol dire che le riforme del lavoro di Schröder o la politica migratoria della Merkel siano state sbagliate, anzi. Entrambe però hanno smosso, a sinistra come a destra, tendenze populiste nella politica tedesca".
In realtà anche nell’Ue l’epoca d’oro della Kanzlerin sembra passata…
"È al potere dal 2005 e l’effetto-Merkel sarà pure inflazionato. Ma la stampa internazionale le  riconosce di aver stabilizzato, sempre con i suoi toni soft e discreti, l’Ue, agendo da freno contro la deriva nazionalista e populista. La Kanzlerin pacata e con le mani giunte non attira più, e forse ora in Germania come in Europa si ha l’esigenza di un Kanzler a Berlino che svolga la stessa politica, ma con un stile più deciso e un profilo più marcato della Merkel"
Intanto la Spd è al di sotto del 20 per cento. In Germania sono in crisi entrambi i "partiti popolari"?
"La Spd ha cambiato presidente ogni due anni. E i cambiamenti globali hanno tagliato anche in Germania i  legami più tradizionali fra partiti ed elettori. De facto, oggi abbiano un sistema di 6 partiti: due liberali, i Verdi e la Fdp; due a sinistra, la Spd e Die Linke e un centro-destra ormai frazionato fra la Cdu e l’estrema destra di AfD. Non è certo in crisi la democrazia, ma il sistema Merkel appunto".
L’estrema destra della AfD ha accelerato la crisi dei classici partiti?
"La Afd è nata come partito anti-euro e anti-Europa. Ma il suo populismo si articola anche contro le elite al potere, e soprattutto contro i migranti. È un partito ibrido, con diverse identità che risucchiano voti tanto alla Spd che alla Cdu. E il nuovo presidente della Cdu, ad esempio un Friedrich Merz, dovrà cercare di riconquistare punti e consenso specialmente a destra".
I pretendenti sono Annegret Kramp-Karrenbauer, Jens Spahn o Friedrich Merz: chi succederà alla Merkel?
"Ho forte simpatia per la prima perché rappresenta la continuità con Angela Merkel. Spahn è giovane, ma non è molto amato nel partito per le sue provocazioni. Saranno Merz e Kramp-Karrenbauer a disputarsi lo scettro della Merkel".
04.11.2018


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