L'accordo dietro l'obbligo di segnalazione negli ospedali
Recuperare le spese
per la cura dei migranti
MAURO SPIGNESI


La circolare inviata ai pronto soccorso è frutto di un accordo, meglio una convenzione, concordata durante un confronto che si è svolto a marzo tra Segreteria di Stato della migrazione (Sem), Cantone, Ente ospedaliero (Eoc), polizia e guardie di confine. E seguita da una risoluzione governativa. Tutto parte dai costi sostenuti dall’amministrazione cantonale per l’assistenza sanitaria di persone senza documenti.
Costi che sono passati da 335mila a circa mezzo milione di franchi negli ultimi anni. E che sino ad oggi, appunto, erano a carico del Cantone che aveva previsto un budget preciso attorno a 300mila franchi ma che è stato sforato. L’Eoc, che si è fatto carico degli ulteriori costi, ha detto dunque che i soldi non bastavano più. Da qui l’accordo, che sarà operativo da gennaio, e che prevede che la fattura delle prestazioni che riguardano persone non immediatamente identificabili saranno suddivise nella misura dell’80% a carico del Cantone e del 20% a carico dell’Eoc.
Costi che negli anni sono cresciuti di parecchio, anche in concomitanza con un maggiore afflusso di migranti. Afflusso che però è poi progressivamente calato e dunque si presume che diminuiscano anche le spese sanitarie per queste persone. L’obiettivo è comunque quello di cercare in tutti i modi di contenere la spesa dove è possibile, anche identificando i pazienti. Ad esempio se in un ospedale ticinese arriva un richiedente l’asilo registrato in un altro cantone è a quest’ultimo che andrà la fattura. Se un profugo ha una tessera sanitaria, serviranno i suoi dati per procedere alla fatturazione, se invece non è stato ancora registrato perché arriva direttamente dal confine va attuata la procedura prevista in questi casi.
In pratica il Cantone si è detto pronto a sostenere più costi per queste prestazioni ma a patto che l’Ente ospedaliero si impegni per recuperare tutte le spese possibili. Come? Appunto con la collaborazione di polizia e guardie di confine che devono identificare i pazienti. Nella risoluzione, tuttavia, è specificato che le cure sono prioritarie e che tutto deve svolgersi "nel pieno rispetto della dignità umana".
Nel dibattito che ha preceduto la convenzione, tuttavia, molto probabilmente non si è tenuto conto dell’aspetto giuridico, e cioè di come conciliare la richiesta di identificazione dei pazienti con i principi e le norme della professione medica, che vanno da precisi obblighi di segnalazione in casi previsti dalla legge sino al segreto professionale. E qui sta la criticità, o perlomeno la circostanza che si sarebbe dovuta approfondire meglio indicando poi al personale sanitario una procedura standard da rispettare, senza intaccare la normativa o la deontologia professionale.
I medici che in questi mesi hanno appreso il contenuto della circolare sono preoccupati. E hanno segnalato il problema anche al mittente della lettera, l’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento, anche se poi la questione andrebbe approfondita dall’Eoc, come peraltro pensa di fare (vedi articolo sopra) il direttore generale Giorgio Pellanda. L’ospedale che maggiormente si trova confrontato con il passaggio di migranti e persone senza documenti è quello di Mendrisio, dove già da tempo esiste una procedura per l’identificazione dei pazienti.

m.sp.
25.11.2018


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