Ancora scontri e feriti tra "gilet gialli" e forze dell'ordine
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S'infiamma in Francia
la protesta popolare
REDAZIONE CAFFÈ


Non si intravede una fine della protesta dei "gilet gialli" contro l’aumento delle tasse sui carburanti deciso dal governo francese di Emmanuel Macron. Ieri, sabato, almeno trentamila manifestanti sono scesi in piazza in varie città francesi per "l’atto terzo" della protesta. Momenti di tensione si sono vissuti in particolare a Parigi, dove gli scontri hanno causato più di sessanta feriti, tra cui alcuni agenti. I fermi sono stati un centinaio, molti dei quali per porto d’arma illegale. Diverse auto sono state date alle fiamme. Parallelamente i "gilet gialli" hanno lanciato una petizione per chiedere la destituzione di Macron. Ma quest’ultimo si è ancora una volta dimostrato poco incline alle concessioni. In settimana aveva proposto un "dialogo nazionale" ed eventualmente dei piccoli interventi per allentare l’impatto dell’incremento fiscale, ma aveva ribadito di non voler fare alcun passo indietro. Un aumento di tre centesimi di euro per la benzina e di sei centesimi per il gasolio, motivato con la volontà di favorire una svolta ecologica. Il primo ministro Edouard Philippe ha dal canto suo cercato di mostrarsi conciliante con le richieste dei manifestanti pacifici, ma severo con i violenti. "Oggi si sono viste scene di una violenza raramente raggiunta - ha detto -. Siamo determinati a non perdonare nulla a coloro che scendono in piazza solo per distruggere, provocare le forze dell’ordine e sostenere un discorso rivoluzionario che non ha nulla a che vedere con le questioni evocate dal governo". Parole che non placano il movimento dei "gilet gialli", nato in ottobre su internet per opporsi all’aumento delle tasse sui carburanti, ma anche più in generale alla politica di Macron, accusato di fare solamente gli interessi dei ricchi. È diventata simbolica la frase pronunciata da uno dei manifestanti: "Loro parlano della fine del mondo, noi parliamo della fine del mese".
02.12.2018


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