Reazioni e umori sul caso dei due frontalieri lasciati a casa
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Licenziare per un post
rischia di violare i diritti
ANDREA BERTAGNI


Licenziati per un post su Facebook. È accaduto di recente a due lavoratori frontalieri in Ticino. mandati a casa per aver “insultato” la Svizzera e per aver minacciato di morte gli agenti della polizia cantonale. “Un provvedimento ingiustificato”, secondo il giudizio di Giangiorgio Gargantini, sindacalista di Unia che non usa mezzi termini. “Troviamo preoccupante il fatto che  per un commento sbagliato su Facebook o su Instagram si sciolga un contratto - spiega -  si tratta di una deriva allarmante, che non ha criteri oggettivi”.
La ragione è presto spiegata. “L’impressione è che si usino un peso e due misure - precisa Gargantini - io stesso sono stato vittima di insulti sui social network, ma non mi pare che qualcuno sia stato lasciato a casa per questo motivo”. Un’eccezione che non sembra isolata. Dopo aver inneggiato, sempre sulle reti sociali, a Hitler e a Mussolini, un poliziotto ticinese in passato non solo non è stato allontanato, ma è stato promosso. Dov’è, dunque, il confine tra ciò che è concesso e cosa no? Chi stabilisce la gravità dei post? Gargantini ha una risposta. “Non è un mistero che oggi i rapporti tra Ticino e Svizzera siano alquanto tesi sul mercato del lavoro”. Come dire, se sei frontaliere è bene che stia attento a quello che dici. Ma soprattutto dove. Ecco perché il sindacalista  giudica gli allontanamenti frutto di ragionamenti arbitrari. “Già oggi, non essendoci protezioni di alcun genere, si può licenziare senza giustificazioni - annota -. Mi chiedo dove andremo a finire, se le imprese adotteranno anche il parametro della realtà virtuale”.
“Fatti come questi - aggiunge dal canto suo Costantino Delogu, avvocato ed esperto di diritto del lavoro - dimostrano l’estrema incoscienza nell’uso dei social network”.
Un’imprudenza che, in certi casi, può portare a conseguenze nefaste. Soprattuto per la persona che con troppa disinvoltura affida alle reti sociali il proprio malcontento. Anche se riguardano aspetti personali. Come ricevere una multa. Causa scatenante di entrambe le esplosioni di rabbia dei due lavoratori italiani licenziati.
“Il datore di lavoro - spiega Delogu - può valutare anche il comportamento di un dipendente al di fuori del contesto professionale: questi ha infatti l’obbligo di salvaguardare l’immagine e gli interessi dell’azienda anche nel tempo libero”. Se ciò non avviene, secondo l’esperto, alle imprese è concessa la possibilità di intervenire.  
Sta di fatto che l’azienda in cui era impiegato l’uomo che ha minacciato la polizia, ha affermato di averlo licenziato con effetto immediato. Una pratica legale? “Non ho elementi per giudicare nel dettaglio la situazione di cui si parla in questi giorni - precisa l’avvocato Delogu - ma occorre tenere presente che in Svizzera  questo strumento è ammesso molto restrittivamente, nel caso cioè di un’interruzione di fiducia così grave che non sia possibile aspettare un giorno, come nell’ipotesi di un dipendente che ruba o che ha sferrato un pugno al suo capo”.

an.b.
16.12.2018


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