Lo spaccio nel parco della clinica psichiatrica di Mendrisio
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"Qui niente cocaina
abbiamo solo l'erba"


Dieci minuti e torno con l’erba. Bisogna però pagare in anticipo. In mancanza di fiducia, posso lasciare il mio borsellino". Johnny ha 28 anni. È ricoverato nella clinica psichiatrica cantonale e si è appena fumato uno spinello in compagnia di altri 4 pazienti, dopo averlo arrotolato davanti ai bagni, a fianco al bar. Sotto la luce artificiale di un corridoio. Nel frattempo una paziente esce dalla toilette, guarda il gruppetto e se ne va. Fuori, a pochi metri dalla mensa, Johnny passa la "canna" agli altri, come se nulla fosse.
L’acquisto della droga avviene invece all’esterno del parco. "Da un contatto che ho altrove", specifica Johnny, che spiega di aver fatto dentro e fuori dal "manicomio" diverse volte. "Non vendo cocaina - precisa - per quella bisogna andare al parco Ciani di Lugano dai tossici, stando attenti a non farsi fregare. Altrimenti in via Odelscalchi a Chiasso. Lì si fanno tutti ma bisogna conoscere la porta giusta a cui bussare, se no non  aprono".
Johnny minimizza. "Non è una vera e propria ‘piazza’ questa". Anche se poi rivela che per avere l’erba si possono dare 50 franchi a una persona che lavora nella clinica. Sarà vero? Altre testimonianze parlano di eroinomani che si bucherebbero in stanza. Di spacciatori che si farebbero ricoverare apposta per vendere le sostanze all’interno della struttura. E di pazienti che rivenderebbero le medicine. Situazioni che sarebbero state segnalate alla direzione, che dal canto suo (vedi articolo a lato) spiega che davanti a denunce e casi concreti viene interpellata la polizia e che  questo tipo di dipendenze alcune volte sono legate alle patologie dei pazienti. Pazienti difficili.
Quel che è certo è che acquistare stupefacenti a Casvegno non è difficile. A volte basta mezza mattinata. Del resto è sufficiente guardare nei posti giusti. E rendersi conto di persona della presenza di avanzi di canne, bustine e cucchiai di plastica, cartine e filtrini gettati per terra, visibili a chiunque.
Johnny ha gli occhi rossi e il viso segnato dall’acne. Uno dei suoi amici ha lo sguardo basso. Parla poco. Un altro ascolta musica. Tutti sono ricoverati e non fanno fatica a procurarsi la droga senza tanti controlli. "La polizia ogni tanto passa in auto, non si ferma mai, in pratica non esiste", sottolinea Johnny. Opposta è invece la versione della comunale di Mendrisio (vedi articolo sotto). Fino a pochi anni fa c’erano gli agenti di sicurezza privata. Oggi sono spariti.
Di sicuro Johnny e i suoi amici non si nascondono. Parlano di stupefacenti camminando nel parco. "Devo trovare 30 franchi per farmi una canna", dice l’amico taciturno a Johnny verso le 10.30 di mattina. Fumano a due passi dal caseggiato principale. Sulle gradinate che più volte al giorno sono attraversate dagli studenti che frequentano la vicina scuola per operatori sanitari. E a meno di venti metri dal parco giochi, dove passano il tempo le famiglie con i loro figli. Le nuvole di fumo aleggiano sulle loro teste anche quando i pazienti raggiungono la mensa.
L’attività a cielo aperto è ben conosciuta  dai giovani del Mendrisiotto. Che sanno benissimo come l’erba è Casvegno.
"Conoscono molti amici che vanno al "neuro" a comprare marijuana - conferma Isabella, 18enne di Morbio - tra noi lo sappiamo veramente tutti, è un po’ l’uovo di Colombo. Strano che nessuno faccia niente".
Un’impressione condivisa  dal deputato leghista Massimiliano Robbiani che lo scorso ottobre ha inoltrato un’interrogazione al Consiglio di Stato "È vergognoso - scriveva - che l’illegalità sia tollerata dalla direzione dell’ospedale, dalla direzione dell’Organizzazione socio psichiatrica cantonale e dalla direzione del Dipartimento competente". Una interrogazione sulla situazione, inoltre, è stata presentata a novembre dal deputato comunista Massimiliano Ay.

b.a.
13.01.2019


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