La ricetta di Santésuisse contro l'esosità di certe cure
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Ecco come risparmiare
300 milioni sui farmaci
PATRIZIA GUENZI


Le cifre di Santésuisse, il principale organo mantello delle casse malati, sono più che eloquenti. Tra il 2015 e il 2017, è stata autorizzata la vendita di svariati farmaci antitumorali molto costosi che ne hanno rimpiazzati altri già sul mercato, molto probabilmente meno cari. E così, tenuto conto dell’aumento dei casi di cancro diagnosticati e la tendenza a trattamenti personalizzati, su misura super costosi, la spesa per l’assicurazione di base nel corso dello stesso periodo è lievitata di oltre il 40 per cento. "Certo, i farmaci oncologici sono molto cari, troppo cari, soprattutto rispetto ad altri Paesi - dice Matthias Müller di Santésuisse -. I prezzi andrebbero rivisti più spesso, non solo ogni tre anni. Basti dire che i generici costano il doppio in Svizzera".
Comunque sia, è un’illusione pensare che in futuro la spesa per combattere il cancro potrà diminuire. I passi avanti compiuti nella ricerca genetica che permettono di capire meglio la malattia e i meccanismi che stanno dietro, le cure sempre più intelligenti e personalizzate, le chemioterapie e le terapie mirate, scelte non più solo in base al posto in cui si sviluppa il tumore ma anche in relazione alle sue caratteristiche molecolari... tutto ciò farà giocoforza lievitare sempre più la fattura della sanità.
Che fare? Santésuisse, dice, si sta impegnando anche a Berna per ribadire l’ineconomicità di certi preparati. "A pesare non poco sul prezzo finale dei medicinali anche il trasporto, lo toccaggio e i margini di guadagno delle farmacie - riprende Müller -. Se li riducessimo, sull’insieme dei farmaci utilizzati in un anno (non solo oncologici) si potrebbero risparmiare 300 milioni di franchi e abbassare i premi dell’1%. E questo è solo un piccolo esempio".
Ogni anno in Svizzera vengono diagnosticati più di 40mila nuovi casi di tumore. E oltre una persona su cinque sviluppa un cancro prima dei 70 anni. Dalla metà degli Anni ’90 il tasso di nuovi casi rimane relativamente stabile tra le donne, mentre tra gli uomini, dopo essere aumentato, è ora in diminuzione. In calo anche la mortalità. Eppure, la spesa per le cure oncologiche è in continua ascesa. Costi proibitivi. Ecco perché quando una cassa malati non rimborsa una terapia, a volte questa non è nell’elenco di quelle autorizzate, è utilizzata per altre indicazioni o ancora in fase sperimentale, il paziente rinuncia alla cura. Pagare di tasca propria è per pochi. È capitato lo scorso luglio a un ragazzino di 12 anni affetto da un raro sarcoma, la sua assicurazione non voleva pagare la terapia anti-recidiva. Salvo poi, fortunatamente, cambiare idea. Ma non sempre capita
03.03.2019


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