Gli avvocati di famiglia chiedono una riforma urgente
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Le tutele dei minorenni
messe sottro accusa
ANDREA BERTAGNI


Dovrebbe evitare il rischio di decisioni sbagliate, tardive, superficiali, che invece di proteggere i minori e le persone più deboli acuiscono o peggiorano situazioni di per se già complicate. Ma tarda a venire. È la riforma delle Autorità regionali di protezione (Arp) che il Dipartimento delle istituzioni, da cui dipendono, ha abbozzato nel 2014. Una riorganizzazione che dovrebbe costare tra i 7 e gli 8 milioni di franchi. E che più volte è stata "stoppata" da mille approfondimenti. Soprattutto a livello parlamentare.
E così succede che una madre si dispera perché per tre settimane non vede il figlio di dieci mesi a causa di forti incomprensioni con il padre. O, per fare un altro esempio, un 94enne viene trasferito da una casa di riposo a un appartamento, dopo due broncopolmoniti con la terza che gli è fatale. Un’associazione nasce per ribellarsi a un apparato istituzionale che ha perso di vista il proprio scopo. Un giudice della Camera di protezione del Tribunale d’appello, il presidente Franco Lardelli, auspica che qualcosa cambi e alla svelta.
Le Arp, insomma, così come sono strutturate non vanno. "Dei correttivi all’attuale sistema sono necessari - spiega Igor Bernasconi, avvocato esperto in diritto di famiglia - perché oggi i casi sono tanti, mancano le risorse e ci sono differenze enormi tra i gradi di professionalizzazione del personale". Una non omogeneità che il Dipartimento vorrebbe eliminare assorbendo le Arp a livello cantonale e modificando il loro ruolo da amministrativo a giudiziario. "Può essere un’alternativa e non sarebbe sbagliata - rileva Bernasconi - ma la valutazione è politica: nel frattempo le decisioni vengono ancora prese non tempestivamente, in maniera troppo formale e senza gli approfondimenti sufficienti".
Mentre la politica riflette, gli avvocati stanno a guardare, sperando di non incrociare mai le decisioni pronunciate. "È meglio stare il più possibili lontani dalle Arp - annota l’avvocato Daniele Jörg - anche se ogni tanto bisogna purtroppo passarci perché certe procedure sono a imbuto". Una visione non troppo lusinghiera dettata secondo Jörg dalla realtà dei fatti. "Con tutto il rispetto possibile per le presidenti e i presidenti di queste autorità - aggiunge il legale - preferirei che venga trovata una soluzione più chiara".
Presunti errori a parte, l’importante è che si agisca subito, senza perdere tempo. Ne è convinta anche l’associazione dei genitori non affidatari che proprio nei giorni scorsi ha scritto all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio. La richiesta è quella di proporre una risoluzione al Consiglio di Stato, affinché la riforma venga attuata entro la fine dell’anno.
Anche per Immacolata Iglio-Rezzonico, avvocato specializzata in diritto di famiglia, è necessario agire subito. Senza far passare troppo tempo. "La trasformazione delle Arp in autorità giudiziarie comporterebbe maggiore ordine delle pratiche - rileva - e allo stesso tempo un’uniformità nell’azione: così come sono organizzate oggi non tutelano il cittadino, in quanto le decisioni su casi simili cambiano a dipendenza di quale Arp è incaricata di occuparsi di un procedimento". Come se non bastasse, aggiunge Iglio-Rezzonico, oggi la paletta dei servizi offerti è troppo ampia e diversificata. "Non si possono mettere nello stesso calderone i ricoveri coatti con l’affidamento dei figli: sono due ambiti completamente diversi e di conseguenza si arriva a un sovraccarico di pratiche e procedure". Insomma, i reclami non mancano, gli errori si ripetono ma nulla cambia.

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10.03.2019


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