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Il "percorso" di cura degli over dipende dall'età
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Un anziano su tre
muore in istituto
PATRIZIA GUENZI


Per pianificare, organizzare un’efficace rete di assistenza delle persone anziane e risparmiare è fondamentale sapere dove muoiono. Se negli Anni 50 il decesso avveniva a casa, oggi la maggior parte degli over 65 muore in un ospedale o in una casa per anziani. Nel 2016 infatti, il 44 per cento dei decessi è avvenuto in un istituto per la terza età e il 37 per cento in un ospedale. I dati (2016) emergono dallo studio dell’Osservatorio svizzero della salute (Obsan) "Le traiettorie del fine vita delle persone anziane", che ha analizzato i "percorsi" di circa 45mila over 65 deceduti e le loro tappe in ospedale e in casa anziani durante l’ultimo anno di vita. Ovviamente, le donne, con oltre la metà dei decessi, sono sovrarappresentate nello studio, il che corrisponde ad una loro maggiore longevità in generale e al fatto che gli uomini, in particolare tra i 65 e i 70 anni, muoiono più sovente al di fuori delle istituzioni.
Lo studio entra nei dettagli. Emerge quindi che il "percorso" più frequente, circa un terzo dei casi, è un fine vita in una casa anziani senza alcun ricovero in ospedale durante gli ultimi 365 giorni di vita. Mediamente gli anziani di questo gruppo occupano il personale di cura per 152 minuti di assistenza quotidiana. L’altro scenario, un po’ più di un quinto degli anziani, è quello del "ricovero multiplo". Il decesso avviene in ospedale dopo numerosi vai e vieni. Una degenza media di 44 giorni; in un terzo dei casi pazienti oncologici. C’è poi un 13,5 per cento di anziani che muore dopo soltanto un solo ricovero ospedaliero, di una decina di giorni circa. Più di otto volte su dieci dettati da un’urgenza. Infine, dieci decessi su cento avvengono in ospedale, il ricovero precede la casa anziani in sostanza.
Certo, sarebbe interessante quantificare le ospedalizzazioni evitabili, ma i risultati dello studio, hanno spiegato gli autori, non lo permette. Scopo della ricerca, infatti, non era quello di valutare o prevedere determinati tipi di percorso ma quello di osservarne le loro caratteristiche e frequenze per avere sempre più informazioni sulla presa a carico nell’ultima fase di vita delle persone anziane. Vero è che le riflessioni e le raccomandazioni legate ad un miglior coordinamento dell’assistenza nel fine vita e l’identificazione precoce dei pazienti - anche non oncologici - che avrebbero bisogno di cure palliative geriatriche, potrebbe però mutare il "percorso" di cura. Ad esempio, evitando alcuni ricoveri ospedalieri, o anticipandoli. Il tutto per assicurare agli anziani un’assistenza su misura, che risponda appieno alle loro necessità.
Necessità che non sempre o non sino in fondo sono rispettate. Lo studio mette infatti in evidenza una realtà conosciuta, anche se poco raccontata. Il "percorso" di cura differisce considerevolmente tra le classi d’età: "ricoveri frequenti" per i 65-79enni e "solo casa anziani" per gli over 80. In sostanza, il numero dei ricoveri cala più il paziente è anziano. E se buona parte di loro segue un trattamento intensivo sino quasi alla fine, certe patologie pesanti non sono più affrontate con la stessa intensità nella vecchiaia, data la percentuale molto piccola di gruppi di pazienti molto costosi nelle classi di età più avanzate.

p.g.
10.03.2019


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