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Così i "paperoni" inglesi hanno messo al sicuro i capitali
I britannici fuggono
nei paradisi "off shore"
ALESSANSDRO CARLINI DA LONDRA


In barba all’amor di patria, e in certi casi dopo aver sostenuto apertamente la Brexit, tanti imprenditori britannici hanno mollato gli ormeggi e trasferito le loro fortune nei paradisi offshore. Secondo una inchiesta condotta dal Times, si tratta di un vero e proprio esodo: complessivamente in dieci anni un terzo dei miliardari ha messo al sicuro le proprie ricchezze dal fisco di sua maestà preferendo le isole dei Caraibi, quelle del Canale e altre mete del genere.
Nonostante questo, i "paperoni" hanno continuato a godere dei molti benefici garantiti dalla madrepatria. Hanno perfino sostenuto finanziariamente i partiti britannici, in particolare quello conservatore, mentre vivevano in località offshore. Hanno inoltre ricevuto onorificenze e mantenuto titoli nobiliari: fra loro si annoverano un visconte, un barone, sei cavalieri.
Un nome fra tutti è quello di Sir Jim Ratcliffe, l’uomo più ricco di Gran Bretagna e fondatore del gruppo chimico Ineos: si è trasferito nel Principato di Monaco e grazie a un team di scaltri legali è riuscito in una manovra di elusione fiscale a mettere al sicuro dalle attenzioni dell’erario circa 4 miliardi di sterline.
Altro caso che ha sollevato critiche è stato quello di Simon Nixon, un sostenitore della Brexit, fondatore del sito Moneysupermarket.com, che ha evitato di pagare (in modo legale) circa 168 milioni di sterline in tasse trasferendosi nell’isola di Jersey. Nel suo e in altri casi pare proprio che l’attaccamento al portafoglio venga prima di quello per la Union Jack quando c’è il rischio di perdere parte della propria ricchezza.
10.03.2019


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