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Il processo dell'eritreo accusato dell'omicidio della moglie
Il volo della morte
avvolto da tanti segreti
MAURO SPIGNESI


Lui nega, nega e ancora nega. In questi due anni l’uomo eritreo rinchiuso nel carcere della Stampa ha ripetuto che no, lui la moglie non l’ha gettata dal balcone. Non l’ha spinta giù dal sesto piano della palazzina di via San Gottardo a Bellinzona quella sera, attorno alle 23, di quel caldo 3 luglio 2017. È stata una tragedia. Una tragedia che si è consumata in fretta, senza testimoni oculari. Tanto che il processo che si terrà davanti ai giudici della Corte delle assise criminali di Bellinzona rischia d’essere molto indiziario. Dunque pieno di dubbi.
Dubbi che tuttavia non ha evidentemente più il procuratore pubblico Moreno Capella che nella sua inchiesta ha ricostruito quando accadde la sera in cui la donna venne ritrovata morta nello spiazzo sotto il palazzo dove abitava. Da qui diverse accuse contestate all’uomo di 39 anni che vanno dall’assassinio, consumato e tentato, all’omicidio intenzionale. Un ampio spettro di reati, dunque. E una perizia, oltre all’autopsia, che inchioderebbero l’eritreo.
Attorno a questo test, messo a punto dall’Istituto di Medicina legale dell’Università di Berna, si fonda uno dei capisaldi dell’atto d’accusa inviato pochi giorni fa alle parti. La perizia basata su simulazioni sulla traiettoria, la parabola e il baricentro della caduta, la posizione della donna al momento in cui è stata trovata a terra e i dati emersi dall’autopsia porterebbero dritti a una conclusione: la morte non è compatibile con una semplice caduta.
E invece di caduta parla l’accusato. Anzi, lui ha detto al magistrato, davanti all’avvocato e a un traduttore perché l’uomo parla il tigrino, la lingua della metà della popolazione eritrea, che non solo non ha spinto fuori dal balcone la moglie ma che addirittura l’ha afferrata per un polso mentre lei penzolava nel vuoto. Poi, solo poi, sarebbe scivolata giù. Nessun vicino ha però visto la scena. Secondo quanto avrebbe stabilito l’autopsia la donna sarebbe precipitata a testa in giù sbattendo il lato destro del volto e la spalla. Aveva pure un polso rotto. Due sono le spiegazioni plausibili: o il polso è quello afferrato dal marito, oppure lei, ha cercato disperatamente di proteggersi al momento dell’impatto.
14.04.2019


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