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Il criminologo e le ipotesi d'accusa del dramma di Muralto
Social è violenza
dietro il femminicidio
MAURO SPIGNESI


Alla stazione di Bellinzona li hanno visti correre, agitati, per salire sul treno diretto a Locarno. Erano circa le 14 di sabato 6 aprile quando la giovane inglese, 22 anni, e il suo compagno tedesco (ma residente a Zurigo), 29 anni, hanno attirato gli sguardi sul marciapiede della stazione. Trascinavano quattro grandi valigie di pelle di una nota marca di lusso. In più avevano buste con il marchio di prestigiose case di moda. Quando sono entrati nel vagone li hanno notati tutti, eleganti, sembravano due attori. Lui con diversi tatuaggi ben visibili, anche in volto, lei piccoletta e sorridente.
Nessuno, su quel treno, avrebbe mai pensato che la coppia andasse incontro a una tragedia. Un gioco erotico, forse, come avrebbe fatto capire alla polizia il giovane, oppure qualcosa d’altro. Chissà. Fatto sta che quello avvenuto all’hotel La Palma au Lac di Muralto, potrebbe, ma non è ancora detto, essere archiviato come un femminicidio.
Un fenomeno che ormai è così diffuso da spingere i legislatori a mettere a punto norme specifiche. "Ma più che le leggi, per arginare questo dramma serve un diverso approccio culturale - spiega Alfredo De Filippo, responsabile del master in criminologia dell’Istituto Ludes di Lugano -. Il femminicidio è un delitto di prossimità, come si dice in linguaggio scientifico, cioè molto legato a un ambito, quello familiare, e a un rapporto, come quello di coppia. E poggia le sue radici, in generale, su carenze culturali, su situazioni sociali difficili, su problemi economici. Ma ha anche un forte collegamento con l’uso di sostanze stupefacenti o con l’alcol". Quello di Muralto, tuttavia, se davvero verrà poi catalogato come un femminicidio, ma questo si potrà sapere solo quando terminerà l’inchiesta della procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis, è diverso, anomalo. Anche se, a quanto è emerso, i due nella piccola suite dove alloggiavano, avrebbero litigato violentemente. La ragazza, che come raccontano i giornali inglesi era nata in una città non lontano da Leeds, che quattro anni fa è stata votata come "il posto più felice in cui vivere" in Gran Bretagna, amava girare il mondo. Sempre i giornali inglesi hanno più volte sottolineato questo aspetto scrivendo della tragedia di Muralto. Ma soprattutto hanno pubblicato le foto che lei aveva postato sui social. Tante foto, nelle pose più diverse. Alcune anche con il compagno tedesco.
"Questo dei social è un aspetto importante - spiega ancora Alfredo De Filippo -. Con il professor Carmine Castoro, docente di sociologia criminale e della devianza, sto facendo uno studio proprio sulla dipendenza da social. E soprattutto sulle influenze sulla psiche. Su questo aspetto c’è poca letteratura scientifica ma questo genere di dipendenza può innescare un raptus, una violenza inaspettata, soprattutto perché in queste comunità della Rete si vivono sensazioni particolari".
De Filippo naturalmente fa un discorso generale, non necessariamente legato a quanto accaduto a Muralto. Dove serviranno accertamenti, perizie e interrogatori per comporre un quadro capace di ricostruire quanto è avvenuto la notte del dramma nella stanza 501.
14.04.2019


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