Famiglie rumene trasferite in zona industriale a Papa Rât
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Gente che sopravvive
in una discarica
FILIPPO TADDEI DA CLUJ-NAPOCA


Qualcuno dice: tu andrai dove tu appartieni. Questo è il modo in cui ci siamo sentiti quando ci hanno trasferiti nella discarica, ed è così che i romeni ci guardano come la spazzatura. Quello che manca a Pata Rat è solo la famosa scritta: Arbei macht frei", dice Pepe, uno degli sfrattati. Nel 2010, nel mezzo di un rigido inverno con temperature che raggiungevano -20 gradi, con un preavviso di un giorno, settantasei famiglie (circa 350 persone), la maggior parte di loro Rom, furono sfrattate con la forza dal centro di Cluj-Napoca, Transilvania, la "Silicon Valley" dell’Europa orientale.
La maggior parte di loro è stata trasferita ai margini della città, nella zona industriale di Pata Rât, vicino a una discarica di rifiuti e ad una ex discarica di rifiuti chimici. A quaranta famiglie è stata assegnata una piccola casa prefabbricata, con bagni in comune, acqua corrente fredda e senza riscaldamento, tagliati fuori dal lavoro, dalle scuole e dalla vita che avevano una volta in città.
Gli altri sgomberati furono lasciati senza casa e gli fu detto dal comune di "costruirsi qualcosa" sui terreni vicini. Fino ad oggi l’alloggio che hanno improvvisato rimane senza status legale o sicurezza di possesso e quindi a rischio costante di sfratto. "Gli sfratti forzati e la segregazione abitativa dei Rom sono proibiti dalla legge internazionale sui diritti umani", ha spiegato Gauri van Gulik, vicedirettore per il programma Europa e Asia centrale di Amnesty International. "Inoltre - ha aggiunto - l’esclusione sanzionata dallo Stato alimenta la discriminazione anti-Rom all’interno della società, mettendo seriamente a repentaglio qualsiasi progresso per i rom in Romania e in tutta Europa".
La Romania sta affrontando una grave carenza di alloggi sociali: la gentrificazione dei sobborghi e il riappropriarsi delle proprietà private sequestrate durante gli anni del comunismo stanno marginalizzato gli inquilini a basso reddito.
"Migliaia di persone vengono evacuate ogni anno e ce ne saranno altre. Gli alloggi accessibili devono diventare  una priorità politica, altrimenti quello che vediamo oggi è solo l’inizio della ‘favelizzazione’ della Romania", spiega Adrian Dohotaru, attivista per i diritti alla casa diventato parlamentare.
Pata Rat è una discarica di rifiuti, sede di quattro distinte comunità di persone rom. Oltre 35mila metri cubi di rifiuti vengono depositati ogni giorno e la comunità raccoglie bottiglie in Pet, metalli, legno, fogli di plastica e tutto ciò che può essere riutilizzato, riparato o riciclato. La comunità, compresi i bambini, lavorava in modo informale sulla discarica, ma all’inizio dell’anno il comune ha chiuso l’accesso alla discarica e molte famiglie hanno perso i loro ingressi. Molti hanno trovato un lavoro nel ciclo dei rifiuti come "spazzini". Non tutti sono disperati all’idea di andarsene: alcune famiglie nel campo ricevono i soldi ricavati dallo smistamento di materiali riciclabili dalla discarica e temono che, se spostati, perderanno anche questa piccola fonte di reddito. La Romania ha una grande comunità Rom che è estremamente discriminata. Si stima che 500mila rom in Romania siano analfabeti, e il numero dei romeni che vivono in povertà è tre volte superiore a quello di qualsiasi altro gruppo etnico. I bambini rom sono spesso discriminati a scuola e la loro esistenza non viene riconosciuta dal governo. La Romania non è un Paese in via di sviluppo, fa parte dell’Unione europea. Le orribili condizioni in cui vivono questi bambini e queste famiglie sono sullo stesso piano di alcuni dei paesi più poveri. Ed è una chiara violazione dei diritti umani.
30.06.2019


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