I ragazzi disposti a fare sacrifici per tutelare il pianeta
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Onda verde e giovane
delle nuove generazioni
ELISABETTA MORO


Sino a dieci-quindici anni fa per un neo 18enne la priorità era la patente di guida. Un modo per smarcarsi dagli adulti, diventare indipendenti anche negli spostamenti. Non è più così. Gli adolescenti oggi, grazie anche a una rete di trasporti pubblici più capillari, sembrano non sognare più l’automobile. E nemmeno le  vacanze oltreoceano o lo sfrenato spreco di risorse ambientali. Sono cambiati. Più attenti e sensibili a tutto ciò che li circonda, l’ambiente appunto. Consapevoli che di Terra ce n’è una sola. Che questa è l’ultima partita. La più importante. Complice soprattutto l’effetto Greta, l’attivista svedese dalle lunghe trecce, hanno aderito all’onda verde. Non sempre nei fatti. Ma si sa, la coerenza è un’arte difficile. L’importante è che hanno capito che un altro comportamento si impone: utilizzare i mezzi pubblici, andare a piedi, eliminare la plastica e mangiare meno carne.  

Un’onda verde ha investito il Parlamento europeo. Ed è solo l’inizio. Perché il nuovo ecologismo ha grandi margini di crescita. È globale e giovane. E vive a tu per tu col Pianeta. Che sente suo, come se fosse un hub vivente, che linka uomini e animali, vegetali e minerali.
Le nuove generazioni sono lontane dall’antropocentrismo che fino alla fine del Novecento è stato il pensiero dominante dell’Occidente. Con l’uomo al centro di tutto e le risorse a sua completa disposizione. Ora che acqua e terra scarseggiano, che l’aria è satura di smog e che le malattie da inquinamento sono in aumento, sembra proprio che la percezione del rapporto tra uomo e ambiente stia cambiando radicalmente. E le elezioni europee lo hanno mostrato chiaramente. Il pensiero verde ha raccolto il 20% dei consensi in Germania, il 16% in Finlandia, il 15% in Olanda, il 13% in Francia e il 12% in Gran Bretagna. Fatto sta che 70 seggi parlamentari su 751 sono green.
Molto del merito va a Greta Thunberg, la giovanissima attivista svedese che ha risvegliato le coscienze dal torpore indotto dal turbocapitalismo. Leggendo il suo libro La nostra casa è in fiamme, appena tradotto in italiano da Mondadori/Repubblica, balza agli occhi che c’era già tutto nei discorsi che la sedicenne ha tenuto nell’ultimo anno.
L’influencer con le trecce ha saputo compiere un’impresa che generazioni di ecologisti non erano riuscite a fare. Con la sua tenacia da Giovanna d’Arco ha saputo lanciare l’allarme planetario sul cambiamento climatico. Un’emergenza confermata dall’Ipcc, il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico che, ricerche alla mano, sostiene ci restino solo undici anni prima che il sistema mondo collassi. L’unico modo per invertire la rotta è ridurre le emissioni di gas serra del 50%, il che significa agire sulle grandi fonti d’inquinamento globale. In primis il consumo vertiginoso di petrolio, quello di energia elettrica, l’agricoltura a forte impatto ambientale, nonché l’allevamento intensivo per la produzione di carne. Non a caso i teenagers calcolano continuamente l’impatto ambientale della loro dieta con le App e spesso e volentieri si convertono al vegetarianesimo e al veganesimo. Persino la patente e l’automobile sono uscite dal radar dei loro desideri.
Ormai Greta non è più sola. È diventata l’icona globale di questo movimento. Che con tutta probabilità è destinato a crescere, visto che molti dei suoi supporters, per il momento minorenni, tra qualche anno voteranno. E proprio per questo quel milione di ragazzi di tutto il mondo che lo scorso 24 maggio anziché andare a scuola è sceso in piazza per la manifestazione Fridays for Future costituisce una energia sociale importante, che potrà contribuire a partorire nuove idee sul rapporto tra uomo e ambiente.
Non a caso questi ragazzi sono nati negli stessi anni in cui sono state inventate le tecnologie che hanno reso la Terra a portata di click. Come, per esempio, Google Earth, l’applicazione del colosso informatico californiano, che ha la stessa età di Greta e che offre gratuitamente la possibilità di esplorare a volo d’uccello l’intera superficie terrestre. Il suo motto è "Lasciati trasportare nel globo, il mondo è tuo".
Questo e altri software hanno avvicinato il pianeta all’orizzonte di tutti, lo hanno reso una presenza familiare. Di fatto non è più irraggiungibile, astratto, disegnato su una carta geografica appesa in classe, ma è addirittura osservabile nel più piccolo dettaglio individualmente e on demand. E così, senza che ce ne accorgessimo, la biosfera è diventata la nuova incarnazione di Gaia, l’antica dea della terra, ed ha assunto la potenza archetipica del mito. Insomma si tratta di un’idea incandescente, che motiva i giovani ad attivarsi in prima persona. Un tempo i credenti si sarebbero raccomandati a Dio e i laici al protocollo di Kyoto, perché la terra apparteneva alla dimensione dell’infinitamente grande. Oggi invece è lì sullo schermo dello smartphone e il suo destino è nelle loro piccolissime mani.
30.06.2019


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