L'help line per medici ospedalieri lancia l'allarm
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Troppo stress in corsia
a rischio i pazienti
PATRIZIA GUENZI


Stressati, esauriti, nervosi e costantemente sotto pressione. Al limite del burn out decine e decine di medici ospedalieri svizzeri. La causa principale sono i risparmi sul personale, l’esigenza di avere anche una vita privata e le troppe ore a compilare documenti anziché visitare i pazienti. L’allarme arriva da ReMed, una sorta di "help line" aperta 24 su 24 per dottori in difficoltà tra le corsie, sostenuta dall’associazione professionale di categoria, la Federazione dei medici svizzeri (Fmh), che lo scorso anno ha registrato un picco di richieste di aiuto. "Una situazione preoccupante, che mette a rischio non solo i medici ma anche i pazienti, spesso vittime di errori potenzialmente evitabili", dice al Caffè il dottor Peter Christen, di ReMed.
Nel 2018 i centralini della "rete di soccorso" sono stati sollecitati quasi 150 volte, un record dalla sua nascita, circa dieci anni fa. "E quest’anno sono già oltre 80 - dice Christen -. Se più segnalazioni si spiegano col fatto che il nostro servizio è ormai conosciuto, va comunque registrato il costante aumento di lavoro dei medici ospedalieri, dovuto ai risparmi sul personale e al carico amministrativo. Di fatto il contatto con il paziente si riduce a pochi minuti. Lasciando un forte senso di frustrazione".
Un malessere che potrebbe anche favorire errori facilmente evitabili. Non dimentichiamo che secondo una stima dell’Ufficio federale della salute pubblica, ogni anno negli ospedali svizzeri muoiono tra le 2mila e le 3mila persone in seguito ad errori medici, e oltre 60mila pazienti subiscono anche gravi ripercussioni. Ovvio, difficile dire quanto l’esaurimento dei camici bianchi influisca concretamente su questi dati, ciò non toglie che si tratta indubbiamente di una ulteriore fonte di pericolo. Da qui la richiesta di ReMed ai vertici ospedalieri del Paese di creare più posti a tempo parziale per tutte le scale gerarchiche impegnate in un nosocomio, favorire gli asili nido per sgravare le dottoresse madri e diminuire drasticamente i compiti amministrativi a carico dei medici.
L’identikit di chi si rivolge ai centralini di ReMed è donna, sulla quarantina. "La principale causa di malessere è proprio la difficoltà di conciliare professione e famiglia", spiega Christen. Dottoresse con figli che devono barcamenarsi tra gli impegni in corsia e quelli casalinghi-genitoriali. Una fatica, la loro, che rischia di ripercuotersi inevitabilmente sulla qualità delle cure. Stando ad un sondaggio dell’Associazione svizzera dei medici assistenti e capi clinica, infatti, un professionista su due negli ultimi due anni ha potuto constatare come la fatica eccessiva abbia messo in serio pericolo la salute di un paziente.
A garantire il servizio di Remed è uno speciale gruppo di medici psichiatri e psicoterapeuti, appartenenti a tutte le regioni svizzere. Nel giro di 72 ore sono in grado di elaborare delle possibili soluzioni su misura per il collega-paziente in difficoltà. L’approccio può anche avvenire in forma anonima. L’aiuto garantito da Sos ReMed è individuale. Tra le soluzioni, anche quella di affiancare al medico "esaurito" un coach che lo supporti e lo consigli quando ne sente il bisogno.
Tra i compiti di ReMed anche quello di fare prevenzione tra il personale, con colloqui, workshop. "Inizialmente abbiamo un po’ faticato, oggi diciamo che i dirigenti ospedalieri rispettano il nostro ruolo". In caso di un comportamento irresponsabile da parte di un medico, ReMed, è tenuta ad informare le autorità di sorveglianza.
L’"help line" assicura sostegno anche in caso di tentazioni sessuali. La possibilità di chiedere aiuto, sapere di potersi confrontare con colleghi esperti è un sollievo per chiunque, anche per chi indossa il camice bianco. E per chi lavora nel mondo sanitario, il rischio di un’accusa di presunte molestie sessuali è tutt’altro che remoto.

p.g.
07.07.2019


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