La procura di Catania e la morte di un'insegnante
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Il suicidio in Svizzera
Exit Italia indagata
R.C.


Aveva 46 anni, era depressa e soffriva della sindrome di Eagle. Alessandra Giordano, insegnante, aveva così deciso di farla finita. E per questo si era rivolta a Exit Italia, l’associazione che fa da ponte, mette in contatto chi vuole suicidarsi con le associazioni della "dolce morte" che operano in Svizzera. Ora la magistratura italiana ha inviato un avviso di garanzia, il documento che segnala l’avvio delle indagini, al presidente di Exit Italia, Emilio Coveri. Il procuratore di Catania - la donna era di Paternò - ha ipotizzato nei confronti di Coveri il reato di "omicidio del consenziente".
"Sono contento! Solo così i giornali parlano di noi. E solo così - spiega al Caffè Emilio Coveri - posso dire la mia. Non abbiamo fatto nulla di male. Il giudice ipotizza l’istigazione, ma la signora Alessandra Giordano si è recata in Svizzera da sola. E non è vero che era depressa. Soffriva di una gravissima patologia, per cui ha perso il lavoro di insegnante. Non poteva stare in piedi per più di 10 minuti, era costretta a coricarsi. Un’esistenza invivibile, l’aveva giudicata". Senza dimenticare, sottolinea Coveri, che Alessandro Giordano era in grado di intendere e di volere. "Aveva firmato il testamento biologico - dice Coveri -, le sue volontà vanno rispettate. Sia chiaro, noi accettiamo l’avviso di garanzia, ci mancherebbe! Il giudice ha ricevuto una denuncia e ha fatto il suo lavoro. Ma pretendiamo il rispetto della dignità dei nostri associati, persone per cui vivere è diventato un calvario". E sono tante. "Lo dimostrano - aggiunge Coveri, da anni in prima fila per il diritto all’eutanasia - le novanta telefonate che arrivano ai nostri centralini ogni settimana. Gente disperata. È ora che anche l’Italia apra all’eutanasia. Altrimenti le persone continueranno ad andare in Svizzera".
La donna era deceduta il 27 marzo in una struttura nei pressi di Zurigo riconducibile all’associazione Dignitas. A metà aprile si era saputo che la procura di Catania aveva aperto un’inchiesta.

r.c.
07.07.2019


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