Stenta a decollare il progetto di portare aiuti via drone
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Defibrillatori volanti
ancora senza ali
PATRIZIA GUENZI


Se un defibrillatore potesse volare salverebbe parecchie vite. Fantascienza? Tutt’altro. Un progetto esiste. Almeno sulla carta. Nella pratica non s’è ancora concretizzato. Tutto è fermo a Berna, nel senso che l’Ufficio federale dell’aviazione civile (Ufac) non ha ancora dato il suo ok per far volare un drone senza pilota con a bordo un defibrillatore. "Tecnicamente gli apparecchi volano. Sono sei droni, in grado di coprire tutto il territorio cantonale in sei minuti al massimo - dice al Caffè Claudio Benvenuti, direttore della Fondazione Ticino Cuore, da sempre impegnata per garantire un’assistenza capillare alle persone colpite da infarto -. Ma la legge per ora ne vieta un utilizzo completamente autonomo. Ecco perché per ora stiamo portando avanti una collaborazione con la Rega. Una sorta di progetto parallelo, sempre basato sul trasporto via drone".
Un progetto, quello della Rega, in gestazione da circa un anno e mezzo. L’idea è che in futuro un drone possa essere utilizzato come dispositivo supplementare nelle operazioni di ricerca di persone disperse, ferite o malate, quando ad esempio le condizioni di scarsa visibilità impediscono il ricorso ad un elicottero di soccorso. Nell’attesa, si prevedono tempi ancora lunghi per concretizzare un progetto di "defibrillatore volante", in grado di raggiungere le zone più discoste. "La normativa è molto ristretta e ci sta, capisco bene che può sembrare più un ulteriore rischio che uno strumento di soccorso - osserva Benvenuti -. Tuttavia dobbiamo tutti renderci conto che l’evoluzione è questa, e  prima la si concretizza e meglio è. Ne va della sopravvivenza di molte persone".
In questi casi un defibrillatore è fondamentale. Se disponibile entro cinque minuti dall’infarto aumenta sino al 50% la percentuale di sopravvivenza rispetto alle classiche manovre di rianimazione cardiopolmonare tradizionali (come il massaggio cardiaco e le insufflazioni) la cui sopravvivenza è dell’1-2% dei casi. Vero è che il Ticino è all’avanguardia, con numerosi apparecchi e ben distribuiti sul territorio. "Siamo un esempio a livello federale - sottolinea Benvenuti -. Basti dire che in Svizzera non esiste un elenco sul numero di apparecchi a disposizione". In Ticino sì: 1.500, un terzo pubblici (che vanno sempre più aumentando, appena posati all’ex Casa comunale di Carabbia e in via la Sguancia 5 a Pazzallo), un terzo privati (banche, uffici, commerci, aziende) e un terzo della Fondazione Ticino cuore che li ha dati ai centri di primo soccorso, come la polizia, i pompieri e le guardie di confine.
Insomma, non resta che aspettare che il defibrillatore possa volare. "Tutti i test hanno dato risultati più che soddisfacenti - spiega Benvenuti -. D’altro canto sono mezzi già in commercio, adattati poi a ciò che serve". E la loro tecnologia (radar, termocamere, sensori e altro ancora) è sicura. Inoltre, in futuro il progetto potrebbe pure essere pensato per altri tipi di intervento, come in caso di choc anafilattico. Da qui è evidente l’interesse della Rega: non sempre i suoi elicotteri sono in grado di soccorrere facilmente chi si trova in difficoltà, o per il maltempo o perché difficilmente raggiungibili.

p.g.
07.07.2019


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