Confronto sulla pensione a 65 anni per le lavoratrici
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Un aiuto dalle donne
per le casse dell'Avs
CLEMENTE MAZZETTA


Tutta colpa della generazione baby boom che sta andando in pensione. Inevitabilmente il numero di pensionati è destinato ad aumentare, passando dal milione e mezzo del 2015 ai 2,6 milioni entro il 2040 e mettendo in crisi le casse dell’Avs. Già nel  2018 il deficit ha superato il miliardo di franchi. Il nuovo progetto "Avs 21", che sarà presentato dal ministro Alain Berset nel mese agosto, ha l’obiettivo di mantenere il livello delle rendite e garantire l’equilibrio finanziario fino al 2030. Fra le misure della riforma, oltre all’aumento dell’Iva dello 0,7%, il Consiglio federale ha deciso di innalzare l’età di pensionamento delle donne, che salirà di tre mesi l’anno, da 64 a 65 anni, e sarà accompagnato per nove anni da "misure compensative" per 700 milioni di franchi. Agevolazioni per le donne che andranno in pensione anticipata e aumenti per i redditi medio-bassi. In cambio è prevista più flessibilità: si potrà andare in pensione fra i 62 e i 70 anni. Basterà per convincere tutti? Il Caffè ha chiesto il parere di Gianluca Lardi, dell’Unione imprenditori svizzeri, e di Lorena Gianolli, sindacalista Vpod.

c.m.


Ancora una volta si è fatta una revisione sulle nostre spalle
Lorena Gianolli
Sindacalista Vpod per donne e pensionati

Ancora una volta si cerca di risolvere il problema delle pensioni sulle spalle delle donne. Come sindacalista - e come donna - non concordo con la nuova riforma pensionistica che intende risanare le casse alzando l’età per le donne a 65 anni. La nuova riforma riprende l’aspetto più controverso di quella di due anni fa, la previdenza vecchiaia 2020, a cui il Sindacato Vpod Ticino aveva dato il suo assenso. Ora però, si separa l’Avs dal secondo pilastro, con un doppio risultato negativo. Abbiamo un peggioramento dovuto all’innalzamento dell’età di pensionamento e non otteniamo nessuna garanzia sul secondo pilastro, dove le donne che hanno carriere professionali meno continue, meno retribuite, sono già penalizzate. Inoltre, anche per la Lpp è già nell’aria un peggioramento, visto che si prospetta una riduzione del tasso di conversione dal 6,8% al 6%. I 700 milioni previsti per le misure compensative non risolvono il problema: si limitano a ridurre, in maniera provvisoria, le perdite per donne che non possono attendere i 65 anni per andare in pensione.  
Le donne svolgono tuttora la maggior parte del lavoro di cura e quell’anno in meno è ancora l’unico riconoscimento a cui hanno diritto. Una piccola compensazione simbolica, ma significativa! Dopo la grande manifestazione dello scorso 14 giugno, dove migliaia di donne sono scese in piazza per chiedere misure per l’attuazione della parità, la proposta di innalzare l’età pensionistica arriva come una sberla. Come se le argomentazioni dello Sciopero delle donne non valessero nulla. L’Avs è di fondamentale importanza per le donne, visto che molte lavorano a percentuale ridotta o devono interrompere la propria carriera per badare alla famiglia o accudire i propri cari. Non trovo corretto che la nostra società chieda loro di sacrificare il diritto alla rendita piena a 64 anni prima di prospettare misure efficaci per garantire la parità salariale.


È solo il primo passo ma la politica non fa abbastanza
Gianluca Lardi
Vicepresidente  dell’Unione svizzera degli imprenditori

Aumentare l’età pensionistica per le donne a 65 anni è proprio il minimo che si poteva fare. Ed è una misura che, anche a seguito delle discussioni che si sono avute negli ultimi anni, penso sia sostanzialmente "passata" fra la popolazione. Il problema vero è che questa misura da sola non basta. Non è sufficiente per garantire l’equilibrio finanziario dell’Avs. Si dovrebbe fare di più.
Mi chiedo, infatti, se tatticamente non sarebbe stato meglio alzare l’età di un anno anche per gli uomini. Portando l’età a 65 per le donne e a 66 per gli uomini si sarebbero evitate le discussioni sulla disparità di trattamento, e si sarebbe migliorata la sostenibilità finanziaria dell’Avs. E sarebbe stata, a mio parere, una riforma accettabile, comunque in grado di trovare la maggioranza in una votazione. Ritengo poi le misure compensative previste per 700 milioni eccessive. Anche perché questo gioco fra risparmi e spese, alla fine quasi si neutralizza. Come Unione svizzera degli imprenditori avremmo preferito che si restasse nei 400 milioni annui. Siamo quasi al doppio. Non possiamo essere soddisfatti.
Sono comunque persuaso che il dibattito che si è avuto nella società e nella politica a seguito dalla riforma sulla "previdenza 2020" - che è stata respinta in votazione nel 2017 -, ha fatto maturare  nella popolazione la convinzione della necessità e dell’urgenza di un risanamento dell’Avs e di un riforma dell’intero sistema pensionistico. Sia del primo che del secondo pilastro, che va ristrutturato perché oggi sfavorisce i giovani rispetto ai pensionati. Che sia urgente risanare l’Avs è ormai convinzione diffusa. Ma stiamo facendo solo un primo passo. Per questo reputo timida la proposta di aumentare l’età di un anno solo per le donne. Timida sulle misure di risparmio ed esagerata sulle misure di compensazione. La politica, sebbene stia facendo qualcosa, nei tempi e nelle misure non sta facendo abbastanza.
14.07.2019


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