L'uomo al centro della vicenda dell'epatite C al Civico
'Ha provato nei due lati
prima di trovare la vena'
R.C.


Se il tecnico di radiologia non ricorda, anche il primo paziente che alle 9.30 si sottopose alla Tac all’ospedale Civico di Lugano quel 19 dicembre 2013 non ricorda. Interrogato nel settembre dell’anno dopo, quando scattò l’inchiesta del ministero pubblico sulle infezioni da epatite C, racconta che quella mattina nella sala dove era stato sottoposto all’esame c’erano due persone, una donna e un uomo. "Preciso che la donna non l’ho mai vista, in quanto era lontana da dove mi trovavo io e sentivo solo la sua voce, chiaramente femminile". Anche dell’uomo il pensionato, arrivato in ospedale per un esame che ormai ripeteva ogni anno dopo un intervento chirurgico, dice d’avere vaghi ricordi. "Per quanto riguarda la persona di sesso maschile non sono in grado di descriverla bene fisicamente, anche perché io ero disteso nel lettino della Tac e non l’ho visto bene. Posso dire che aveva approssimativamente circa una trentina di anni ma del suo aspetto fisico non sono in grado di riferire nulla".
Però, il pensionato rammenta con certezza che era stato lui, l’uomo, a "prendere e manipolare la mia vena durante e dopo l’esame Tac". Ed era stato lui, alla fine, a "togliermi l’ago dalla vena". Questo particolare al testimone convocato al Ministero pubblico è chiaro. "Questa persona di sesso maschile - disse - è venuta a chiamarmi in sala d’attesa, mi ha fatto sdraiare sul lettino della Tac e poi si è preoccupato di prendermi la vena per la successiva iniezione di liquido di contrasto". Il testimone, comunque, ha ricordato un particolare che poi è emerso più volte durante l’inchiesta. "La persona di sesso maschile ha provato a prendermi la vena nel braccio sinistro ma non è riuscito a prenderla e quando è passato al braccio destro è riuscito a trovare la vena".
Il pensionato, all’inizio dell’interrogatorio, aveva raccontato che non era "affatto a conoscenza di essere portatore del virus dell’epatite". E che ha saputo d’essere infettato quando era stato convocato al Civico, all’inizio del giugno 2014. In una lettera successiva (febbraio 2015) al procuratore generale aveva raccontato di non aver "mai saputo di essere malato di epatite" e di aver subito in precedenza diversi ricoveri ospedalieri. "Comprenderà - scriveva allora - che mi resta il dubbio di sapere da un lato se davvero ho l’epatite C da tanto tempo (o comunque prima di quell’esame Tac) e dall’altro se quel liquido-siringa che hanno infettato i pazienti non lo siano stati da altra fonte e quindi se sia stato io il paziente da cui è partita la catena di infezione o se pure io ne sono vittima".
Nell’incontro con i vertici dell’ospedale, il paziente racconta che gli era stato detto "che i pazienti infettati sono 5, ma che uno di loro era già infettato dal virus e che quindi io, insieme ad altre tre persone, siamo stati contaminati".
L’uomo, inoltre, nell’interrogatorio ha detto che prima dell’esame non gli era stato chiesto se fosse portatore di qualche virus. Ma che "prima di sottopormi alla Tac ho compilato un questionario nel quale vengono formulare domande in tal senso".
14.07.2019


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