Il presidente Sanvido e l'accordo tra Eoc e Cardiocentro
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'Un abile compromesso,
rinforza la nostra sanità'
PATRIZIA GUENZI


Quasi due anni di inutili polemiche ma alla fine ne è valsa la pena. Ne è convinto Paolo Sanvido, presidente dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc). E pure Giorgio Giudici, presidente della Fondazione Cardiocentro, anche se ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione perché... "abbiamo deciso questa linea come membri della delegazione Cardiocentro e desidero coerentemente mantenerla. A me interessa la firma conclusiva".
E alla firma conclusiva sembra davvero mancare poco. Venerdì 9 agosto le due parti ratificheranno l'accordo davanti al Consiglio di Stato. Paolo Sanvido si è buttato alle spalle contrasti e provocazioni pur precisando che: "Discutere appassionatamente di un tema importante come il futuro della sanità ticinese è giustificato. Meno giustificate sono le polemiche troppo aspre e gli attacchi personali". Così aveva dichiarato al Caffè due settimane fa. Ecco l'intervista rilasciataci quando ancora non era stata redatta la bozza finale dell'accordo.
Si potevano evitare secondo lei?
"Sì, ma ora conta il risultato e quello è acquisito. La sanità ticinese si rafforza con una soluzione di compromesso intelligente".
Come si svilupperà il Cardiocentro nei prossimi anni? 
"Non tocca a me delineare questo tipo di evoluzione che va lasciata agli specialisti e alle persone con le necessarie competenze. Di certo un Istituto Cardiocentro inserito nell’Eoc ha la possibilità di evolversi e crescere, cosa che sarebbe stata impossibile se avesse deciso di continuare da solo".
Come è stato per lo Iosi e il Neurocentro?
"Infatti, anche per il Cardiocentro si apre la strada dell’eccellenza, con il suo inserimento in una struttura sufficientemente grande per garantirne durata e margine di crescita".
Giunti a questo risultato l’iniziativa contro l’integrazione nell’Eoc lanciata da Grazie Cardiocentro non ha più ragione di esistere.
"Credo che le molte firme raccolte testimonino l’affetto verso questa importante struttura. Una struttura che, nell’ambito dell’Eoc, sarà ancora più importante, vitale e rivolta a futuro".
Dove va ora la sanità ticinese?
"Sicuramente va nella direzione di una sempre maggiore integrazione. Dobbiamo tutti capire che c’è crescita solo integrandosi e cercando di vedere l’insieme dell’offerta. Dobbiamo tener conto che la medicina pubblica lotta oggi contro colossi privati sovranazionali e se vogliamo evitare una medicina a due velocità bisogna lavorare assieme e superare personalismi e rivalse scegliendo sempre il bene comune".
E la direzione intrapresa è quella giusta secondo lei?
Credo proprio di sì. Finalmente abbiamo imboccato la via maestra".
Un’ultima riflessione: è amareggiato per gli attacchi personali, Si è sentito, come dire?, ingiustamente colpito?
"Guardi, ho fatto quel che ritenevo giusto per il bene dell’Eoc e della medicina pubblica in quel momento. Quando si ha un compito come il mio, in un settore dove gli interessi, anche economici, sono molti e le passioni parecchio intense gli attacchi te li devi aspettare".
Insomma, l’amarezza se l’è lasciata alle spalle. Che dire ancora?  
"Che ho la soddisfazione di aver potuto contribuire a una soluzione equa. Ed è questo ciò che conta".

p.g.







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