Nell'intesa con l'ospedale del cuore resta il "nodo ricerca"
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Tra Cardio ed Eoc
non tutto è risolto
PATRIZIA GUENZI


È fatta. Questione di settimane. A fine agosto Cardiocentro e Ente ospedaliero cantonale (Eoc) dovrebbero firmare davanti al Consiglio di Stato l’intesa che dal 2021 integrerà l’"ospedale del cuore" nella rete sanitaria pubblica del cantone. A metà settimana le due delegazioni che da un paio di mesi stanno trattando e rifinendo le modalità dell’accordo del passaggio hanno tirato le fila o, meglio, hanno compiuto la "quadratura del cerchio" per il capitolo forse più spinoso: la ricerca medico scientifica condotta dal Cardiocentro. Un primo rapporto d’intesa era stato stilato alcune settimane fa per mettere le basi al "nuovo Cardiocentro". Un Istituto, alla stregua di quello oncologico (Iosi) e del Neurocentro, specializzato in cardiologia, cardiochirurgia, cardioanestesia e cure intensive. L’attività di ricerca del Cardio, oggi sotto il "mantello" della Fcre, ovvero "Foundation for cardiological research and education", rimarrà di fatto separata amministrativamente e gestionalmente dall’attività del Cardiocentro. La ventina di persone che vi lavorano già oggi sono in parte (o in gran parte) occupate nel Cardio. Per l’attività svolta nella Fcre (una percentuale di poco più o poco meno del 50 per cento) saranno invece pagate da quest’ultima. Ma come si legge nel documento stilato questa settimana l’Ente non potrà garantire  L’impegno finanziario è notevole, dal 2014 ha comportato una spesa di circa 5 milioni l’anno, di cui 1 milione solo per la manutenzione di alcuni sofisticati macchinari.
In un documento di cinque pagine il tavolo di lavoro delle due delegazioni ha dedicato alcuni paragrafi al finanziamento della ricerca. Così si legge: "Il Cardiocentro ha investito in infrastrutture sofisticate (ndr. si pensa ad esempio alle "camere bianche", particolari laboratori "puliti") ma che sono attualmente sottoutilizzate. L’Ente non avrà i mezzi per sostenerle. La proposta è quella di scorporare queste infrastrutture dal Cardio al momento del passaggio nell’Eoc. Sia poi la collettività ticinese di ricerca nell’ambito delle ‘Scienze della vita’ a farsene carico. Il pensiero va al futuro ‘Centro di competenze Life Sciences’. A questo proposito occorrerà allestire un ‘businss plan’ condiviso che permetta di sostenere almeno il costo della manutenzione, circa 1 milione l’anno".
Il documento redatto questa settimana entra nel dettaglio della gestione finanziaria delle apparecchiature per la ricerca e della gestione economica dell’attività della attuale Fcre. "Una parte del patrimonio mobile netto che figura nel contratto di trasferimento dovrebbe essere destinato al mantenimento e allo sviluppo delle attività di ricerca. In base alle informazioni disponibili oggi si propone - è questo il consiglio del Tavolo di lavoro - che parte del patrimonio finanziario del Cardiocentro possa essere utilizzata per il mantenimento temporaneo delle diverse attività di ricerca con lo scopo di favorire l’affiliazione accademica (ndr. cioè all’Università) della Fcre".
Ma veniamo alle cifre. "Attualmente i costi per lo svolgimento delle attività di ricerca nel perimetro del Cardio sono di circa 5 milioni l’anno. Di questi, 1 milione è dedicato alla manutenzione delle apparecchiature. Circa 1,6 milioni dei costi vengono coperti da fondi di ‘ricerca competitiva’. Per il mantenimento delle attività occorrono quindi attorno ai 2,4 milioni di fondi, definiti ‘locali’ o ‘corporate’. Se l’Ente coprisse, come attualmente fa il Cardiocentro, circa 400mila franchi di spese annue dell’unità di ricerca clinica si arriverebbe a un fabbisogno di 2 milioni".
È questo, quello appena ripercorso, uno dei più spinosi capitoli della trattativa fra Cardio e Ente. Il documento di questa settimana sembra comunque aver risolto in gran parte interrogativi e ostacoli. Dopo un anno di inutili polemiche, estenuanti e scriteriati braccio di ferro.
A questo punto l’Iniziativa popolare lanciata quasi un anno fa per opporsi all’integrazione nell’Ente non ha più motivo di esistere. Già da tempo, da oltre un anno, l’Ente ospedaliero si è pubblicamente impegnato a riassumere il personale del Cardiocentro alle attuali condizioni contrattuali. Non c’era quindi motivo di lanciare l’Iniziativa di fatto trasformatasi in arma di ricatto.

p.g.
14.07.2019


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