Le novità sui presunti falsi interventi all'Ars Medica
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"Non c'era traccia
di alcun intervento"
R.C.


Non una segnalazione generica. Ma una particolarmente dettagliata. Il Medico cantonale, Giorgio Merlani, nella lettera datata 8 febbraio 2019 alla procuratrice pubblica Marisa Alfier, in due pagine spiegò sinteticamente ma con precisione ciò che a fine ottobre 2018 era accaduto in una sala operatoria della clinica Ars Medica di Gravesano. Ovvero: il "forte sospetto" che il 26 ottobre 2018 in quella struttura privata fosse stata effettuata un’operazione fasulla. E quell’eventualità non era, come dire?, generica. Ma c’era il "forte sospetto", appunto, che quell’intervento alla schiena su una paziente 74enne fosse... "falso". E cioè: non fosse di fatto stato effettuato, stando agli specialisti del Neurocentro dell’ospedale Civico di Lugano a cui la donna si era rivolta qualche mese dopo. I dolori, per la compressione di una radice nervosa, erano insopportabili.
Man mano che passano i giorni - da quando una settimana fa il Caffè ha rivelato l’incredibile episodio (a cui tra marzo e la fine di luglio di quest’anno ne sono seguiti altri tre, analoghi anche per quanto riguarda la patologia) - si scoprono dettagli preoccupanti che pongono interrogativi anche su ciò che è stato fatto e non è stato fatto tra la prima segnalazione in magistratura e l’ultima di fine luglio.
Il neurochirurgo dell’Ars Medica "denunciato" in procura è stato sospeso dalla clinica solo nella serata di domenica scorsa, vale a dire alcune ore dopo la pubblicazione del servizio del Caffè. E ciò nonostante a conclusione della lettera inviata l’8 febbraio dal dottor Merlani alla magistratura (sui cui contenuti la clinica non sarebbe stata a conoscenza) si parlasse esplicitamente di un "possibile pericolo per la salute pubblica".

"Pericolo per la salute pubblica"
Nelle due pagine datate 8 febbraio sta scritto esattamente così: "In ossequio al mio dovere di vigilanza sugli operatori e le strutture sanitarie (articoli 26 e 79 della Legge sanitaria, in combinazione con l’articolo 31 della Legge sull’ordinamento degli impiegati dello Stato che obbliga i funzionari a segnalare notizie di reato) le comunico quanto qui descritto, poiché a nostro avviso ci sono gli estremi per una segnalazione (secondo l’articolo 68 della Legge sanitaria); in particolare un possibile pericolo per la salute pubblica". Queste sono le esatte parole trasmesse sei mesi fa dal dottor Merlani alla procuratrice Alfier.
Già in questa lettera il Medico cantonale ha indicato, stando agli accertamenti del Civico, i possibili reati compiuti dal neurochirurgo dell’Ars Medica. Nella lettera si cita... il "sospetto reato di lesioni gravi e intenzionali ai danni della paziente". E si aggiunge che "sulla base dei documenti e della fatturazione saranno da valutare gli estremi per i sospetti di truffa alle assicurazioni sociali, falsità in documenti e falsità in certificati".
Qualche giorno dopo, il 12 febbraio, la procuratrice Alfier risponde chiedendo di segnalare eventuali ulteriori casi di pazienti operati all’Ars Medica che presentassero le stesse caratteristiche della donna 74enne. Un invito, quello della procuratrice, che, col senno di poi, sembra anticipare ciò che si sospettava potesse verificarsi. E infatti al Neurocentro un mese dopo viene operato un paziente che presenta le stesse caratteristiche del caso segnalato da Merlani l’8 febbraio. Analoga patologia neurologica. Lo stesso accade il 16 e il 25 luglio scorsi. In questi ultimi due casi le segnalazioni in procura sono però giunte direttamente dall’ospedale Civico.
Stando a quanto detto una settimana fa al Caffè dal direttor Fabio Rezzonico (alla testa delle cliniche Ars Medica e San’Anna di Sorengo, che appartengono al gruppo nazionale Swiss Medical Network), le cartelle sanitarie delle quattro operazioni segnalate dal Civico sono state sequestrate dalla magistratura di volta in volta. In febbraio, in marzo e a luglio.
Fabio Rezzonico ha inoltre dichiarato al Caffè di aver preso subito contatto con la magistratura. Non c’è pericolo per i pazienti, gli avrebbe risposto la procuratrice Alfier. Da qui, sempre stando alle dichiarazioni rilasciate al nostro giornale, la decisione di Ars Medica di non sospendere il neurochirurgo. Sino alla scorsa domenica sera. Sei mesi dopo, quindi, la prima segnalazione e il primo sequestro di documenti.

Il primo caso
Torniamo al primo caso. Alla paziente 74enne rivoltasi al Neurocentro un paio di mesi dopo essere stata operata all’Ars Medica. E dimessa, così ha raccontato lei stessa al Caffè, dopo cinque giorni di ricovero. La sua storia è spiegata dettagliatamente nella lettera dell’8 febbraio. Quanto scritto da Merlani alla procuratrice è il risultato di un incontro avuto il 6 febbraio con i vertici del Civico di Lugano e dell’analisi di alcuni documenti.
Il Medico cantonale - che ha inviato quella lettera per conoscenza anche al segretario della Commissione di vigilanza sanitaria, Stefano Radczuweit - descrive con precisione il caso. I fatti descritti corrispondono a quanto il Caffè ha potuto verificare parlando con la protagonista della vicenda.
"La paziente - ha scritto il dottor Merlani alla procuratrice - soffriva da tempo di dolori irradianti alla gamba sinistra a causa della compressione di una radice nervosa. È stata operata dal neurochirurgo dell’Ars Medica il 26 ottobre 2018. Subito dopo l’intervento la paziente riferisce di aver avvertito gli stessi dolori che aveva prima dell’intervento. È ‘come se non fosse stato fatto nulla’".

"Mi ha trattata male"
Il Medico cantonale prosegue nella sua descrizione riferendo nella lettera alla procuratrice ciò che la paziente ha spiegato al chirurgo del Civico. E cioè...
Il neurochirurgo dell’Ars Medica, nonostante le lamentele della signora, "non ha fatto eseguire nessun esame radiologico di controllo dopo l’intervento. E avrebbe sempre confermato il buon esito dello stesso. A livello probatorio avrebbe anche provveduto ad una infiltrazione, senza miglioramenti. Avrebbe quindi attribuito le lagnanze della donna ad una non meglio precisata problematica psichiatrica della stessa".
Sono le identiche parole, queste ultime di Merlani, usate dalla paziente nel suo racconto al Caffè. Non solo. Ha aggiunto, parlando con il nostro giornale, di essere stata trattata male dal neurochirurgo che l’ha operata. Ecco anche perché, ha aggiunto, a inizio gennaio di quest’anno ha deciso di rivolgersi al Neurocentro del Civico.

Le risonanze magnetiche
La lettera di Merlani alla procuratrice Alfier, infatti, prosegue spiegando che "il persistere dei dolori ha portato la paziente a consultare il servizio di Neurochirurgia del Civico. Il quadro clinico è (ancora) ben compatibile con la compressione della radice nervosa a livello di L5 a sinistra. Diagnosi confermata dagli esami radiologici".
Tra gli accertamenti svolti, così si legge nella lettera, sono state acquisite le immagini della Risonanza magnetica nucleare (Rmn) eseguite prima dell’intervento all’Ars Medica. "E ne sono state realizzate di nuove. Per altro, ripetute nello stesso Centro di radiologia del primo esame. E quest’ultimo ha stupito molto gli specialisti del Neurocentro, in quanto praticamente sovrapponibile a quello fatto prima dell’intervento all’Ars Medica. Dunque, come se non ci fosse stata nessuna operazione".
Si decide così, dati i persistenti dolori della paziente, di operarla il primo di febbraio. Foraminotomia, cioè decompressione della radice nervosa. Vale a dire l’operazione a cui la donna pensava fosse stata sottoposta alla Ars Medica.

"Solo un’incisione"
Nella seconda parte della lettera si descrive nel dettaglio la situazione. "Durante questo intervento, interamente filmato, ci si accorge inizialmente che l’incisione effettuata in ottobre risulta essere ‘troppo alta’ rispetto al livello da operare (L4-L5 a sinistra)".
Immediatamente dopo, si legge nella lettera di Merlani, l’équipe del Neurocentro, si accorge "chiaramente come il primo intervento si sia limitato all’incisione della cute, del tessuto sottocutaneo e a poco altro, senza nemmeno avvicinarsi al problema della paziente".
Nella lettera si riporta il parere del neurochirurgo del Civico il quale specifica che "un intervento come quello necessario alla paziente dura più o meno un’ora e mezza. Mentre per fare ciò che è stato fatto durante il primo intervento (ndr. all’Ars Medica) ‘bastano 5-10 minuti’".
Accanto alle opinioni degli specialisti del Civico si riporta anche il giudizio dello stesso Merlani: "Quanto ci è stato mostrato nell’incontro con i vertici del Civico - con l’ausilio delle immagini della Risonanza magnetica e del filmato dell’intervento - evoca fortemente il sospetto che il neurochirurgo dell’Ars Medica non abbia praticato l’intervento necessario".

"Un falso intervento"
Non disponiamo - ha aggiunto nella lettera il Medico cantonale  - del rapporto operatorio né di altri documenti della paziente e nemmeno della fatturazione del suo ricovero, "ma in uno scritto il neurochirurgo dell’Ars Medica afferma di aver praticato una ‘foraminotomia L3-L4 e L4-L5’, intervento in realtà mai realizzato come dimostratoci in maniera assai convincente dagli esperti del Civico".
Dunque, come si deduce facilmente e chiaramente dalla segnalazione alla magistratura, secondo l’équipe del Neurocentro e dello stesso Medico cantonale gli indizi sarebbero sufficienti per costituire la prova che all’Ars Medica sia di fatto stato effettuato un "falso intervento".
La lettera si conclude dicendo che "i dati analizzati fanno fortemente sospettare un falso intervento. E ciò nonostante fosse data l’indicazione formale ad un intervento neurochirurgico, almeno a livello di L4 e L5. E non a livello L3-L4 dove corrisponde il taglio cutaneo. Mentre a livello subcutaneo si sono osservate ‘tracce di attività’, sia a livello di L3 e L4 che di L4 e L5". Ma nessuna di queste tracce, spiega il Medico cantonale alla procura, è "compatibile con alcun tipo di intervento chirurgico e con qualsivoglia indicazione sotto il profilo medico sanitario".
r.c.
18.08.2019


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