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Nuove soluzioni per la difesa dell'ambiente
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"E ora si tassino
i prodotti di plastica"
ANDREA BERTAGNI


Tassare la produzione di plastica "alimentare" per abbattere i consumi ambientali. In Italia la proposta ha già un nome, "plastic tax", e il Governo vuole introdurla per le bottiglie, le vaschette e le buste per l’insalata, ma anche il tetrapak del latte e i contenitori dei detersivi. "In Svizzera da 4 anni paghiamo 5 centesimi sui sacchetti di plastica dei supermercati ed è un successo". Matthias Aebischer, consigliere nazionale socialista di Berna, non è contrario a un disincentivo massiccio come quello italiano. Che allo Stato fa anche fare cassa. "È un sistema che può funzionare - prosegue -, almeno per i sacchetti, visto che molte persone hanno cambiato abitudini, utilizzando le borse riutilizzabili. Io non parlerei però di tasse, ma di stimoli all’acquisto. Bisogna offrire ai consumatori un’alternativa meno costosa e più verde".
L’imposta italiana sarà pagata al momento della produzione. Non dai consumatori. Un approccio che trova d’accordo Fabien Fivaz, neo eletto consigliere nazionale neocastellano dei Verdi. "Sono i produttori e i venditori che vanno sensibilizzati e regolati - precisa -, i consumatori non devono essere colpiti, altrimenti siamo ai piedi della scala e non si risolve nulla". Fivaz parla per esperienza. "A Neuchâtel, Migros e Coop sono ad esempio obbligati a riciclare la plastica dei rifiuti e i clienti hanno cominciato ad acquistare sempre più contenitori riutilizzabili".
Allo stesso modo la pensa Tiziano Galeazzi, deputato Udc in Gran Consiglio. "La tassa non è lo strumento giusto - sostiene - poiché va a colpire il consumatore riducendone ulteriormente il potere d’acquisto. Se si vuole risolvere il problema della plastica bisogna andare alla radice. Intervenire dove si produce la plastica, non dove la si consuma". In questo senso Galeazzi aveva presentato nel febbraio scorso una mozione, insieme all’allora deputato dei Verdi Francesco Maggi. La proposta era quella di premiare con degli incentivi le aziende virtuose che si fossero impegnate a sostituire la plastica monouso con altri materiali. "Ma il Consiglio di Stato l’ha liquidata - spiega Galeazzi -, dicendo in pratica che già oggi si fa abbastanza e che eventuali deduzioni fiscali a vantaggio delle aziende virtuose violerebbero il principio della parità di trattamento".
Una risposta chiaramente deludente per Galeazzi e Maggi. "Spero in una maggiore lungimiranza - riprende il deputato Udc - da parte del Gran Consiglio. Perché la mia impressione è che i governi amano sciacquarsi la bocca con i proclami ambientalisti ma poi si tirano indietro quando c’è la possibilità di fare concretamente qualcosa. Salvo tornare alla carica con nuove tasse, che non servono a salvare l’ambiente bensì ad aumentare gli introiti dello Stato".
Tasse e divieti non sono una novità in Europa. Le stoviglie di plastica scompariranno dagli scaffali dei negozi anche in Francia. Una legge vieta il commercio di piatti e bicchieri che saranno gradualmente sostituti da oggetti realizzati in materiali di origine biologica e compostabile. Galles, Belgio, Danimarca, Germania, Stati Uniti, Irlanda e Austrialia hanno invece anche loro dichiarato guerra ai sacchetti.
La preoccupazione principale di Samantha Bourgoin, co-coordinatrice dei Verdi del Ticino, è che alla fine le eventuali tasse non ricadano sulle economie domestiche. "A livello nazionale - spiega - già esiste una sorta di tassa sul Pet. Il principio che andrebbe sempre rispettato è quello di imboccare la strada dell’economia circolare cioè produrre in partenza articoli che possano poi essere riciclati al cento per cento. C’è da dire tuttavia che la realtà è molto sfaccettata, perché oggi già le famiglie pagano ad esempio i costi di smaltimento degli elettrodomestici all’acquisto". Trovare il modo giusto è però possibile. "Quello che bisogna fare è invece cercare di rispettare le esigenze ambientali senza che i costi ricadano tutti sulle economie domestiche - precisa Bourgoin -. E per far questo occorre distribuire le responsabilità, quindi il prezzo del riciclo, sull’interna filiera in maniera equilibrata".
an.b./a.s.
03.11.2019


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