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Lo psichiatra del "caso Hogel" condannato per 97 morti
"Un caso di narcisismo
si sentiva un Rambo"
STEFANO VASTANO DA BERLINO


"Un caso di narcisismo spinto alle più estreme conseguenze". Così Karl Beine, psichiatra all’ospedale di Hamm e docente all’università di Witten, inizia a spiegare il caso Niels Högel. Due cliniche in Bassa Sassonia. La prima ad Oldenburg. E poi quella di Delmenhorst. Due strutture ospedaliere in cui, a partire dal 2000,  Högel ha ucciso centinaia di pazienti iniettandogli sostanze letali che causavano gravi scompensi e collassi cardiaci per poi rianimarli inutilmente e fare la figura dell’eroe. Condannato all’ergastolo per l’omicidio di 97 persone, l’ex infermiere è uno dei serial killer più spietati della storia.   
Professor Beine, chi è ai suoi occhi Niels Högel?
"Högel è stato un infermiere che nel corso degli anni si è sentito sempre più potente, anche più bravo dei dottori, ma che tuttavia non si sentiva riconosciuto. Un autentico narcisista che ha finito per anteporre le pulsioni del suo Ego alla vita dei pazienti".
La sua è stata un’infanzia sofferta?
"No, nella sua biografia non si riscontra nulla di particolare. A scuola non aveva difficoltà. Ma in ospedale ha cercato in ogni modo di diventare una sorta di ‘chef’ del reparto rianimazione. Tutta la sua energia era focalizzata nelle macchine della terapia intensiva, persino la figlia e la famiglia non avevano più importanza per lui".
Nelle cliniche lo chiamavano "Rambo della rianimazione"…
"Durante il processo mi ha colpito una sua frase: ‘Volevo stare al centro del reparto e cercavo adrenalina’. Per questo è arrivato sino a sacrificare vite umane".
Con le vittime fingeva empatia o agiva in modo brutale?
"Per le vittime non ha mai sentito empatia. Per lui i pazienti non erano più persone. È giunto a provocare più crisi nello stesso paziente per ‘mettersi in mostra’ come il professionista più esperto del reparto".
Almeno durante il processo ha mostrato segni di pentimento?
"Durante il processo ha letto una dichiarazione di scuse ai familiari delle vittime, ma nel suo volto non ho colto alcun cenno di pentimento né vero dolore. La sua voce non ha mai rivelato segni di empatia o partecipazione per i familiari delle vittime".
Ha ucciso sistematicamente e per anni in due ospedali. Com’è possibile, non c’erano affatto controlli?
"Sono convinto che in entrambe le cliniche in cui ha lavorato si sia fatto di tutto per nascondere i terribili reati commessi da Niels Högel. Eppure Högel risultava sempre in servizio nei casi di decesso dei pazienti. E la direzione di Oldenburg non ha fatto altro che scrivergli ottime referenze quando si è spostato alla clinica di Delmenhost, dove ha ucciso altri 60 pazienti!".
I responsabili delle due cliniche hanno collaborato almeno con la giustizia?
"La mia impressione è che al processo sia i testimoni delle cliniche che i loro avvocati siano stati poco credibili con le loro affermazioni. O che soffrissero tutti di gravi forme di amnesia quando il giudice chiedeva loro informazioni su Niels Högel. Sono sicuro che anche i responsabili dei due ospedali finiranno presto sotto processo".
Cosa significa ora per i parenti delle vittime l’ergastolo per questo serial killer?
"Per i parenti delle vittime è stato assolutamente importante che lo Stato abbia processato Högel per ogni singolo reato commesso. Il giudice ha detto che durante il processo si è sentito come ‘un ragioniere della morte’. Tanto atroci sono i reati dall’ex infermiere".
17.11.2019


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