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Il fenomeno "sfitto" secondo l'esperto di Wüest Partner
"Sul mercato restano
gli alloggi più vecchi"
ANDREA STERN


C’è tanto sfitto ma gli appartamenti nuovi di zecca trovano piuttosto facilmente un inquilino. "A rimanere fuori mercato sono gli alloggi vecchi e non risanati - sostiene Fabio Guerra, direttore della Wüest Partner di Lugano -, come anche gli immobili degli Anni ’90. Pur essendo relativamente recenti sono spesso stati costruiti secondo standard non più attuali". Per rendersene conto, basta guardare un qualsiasi sito di offerte immobiliari. "Abbonda l’offerta di appartamenti vecchiotti - nota Guerra - mentre quelli nuovi sono molto più rari".
Il moderno e confortevole piace. È forse anche per questo che gli enti istituzionali continuano a costruire. "Chiaramente muovendosi con capitale proprio - spiega Guerra - hanno una certa flessibilità nel fare investimenti. Ma non costruiscono tanto per costruire. Investono solo laddove hanno l’impressione che è ancora possibile ottenere un buon rendimento. Magari possono accontentarsi di qualche sfitto in più rispetto a tempo fa, possono conviverci meglio rispetto ai privati. Ma di sicuro le casse pensioni e le assicurazioni non hanno nessun interesse a costruire immobili da tenere vuoti, come qualcuno vorrebbe far credere".
È dunque sbagliato, secondo Guerra, sostenere che gli investimenti degli enti istituzionali siano l’unica causa dell’aumento dello sfitto. "A Lugano ogni anno arrivano sul mercato tra 300 e 500 nuovi appartamenti - spiega - ma una buona quota di questi è stata costruita dai privati. In Ticino c’è una regione come il Mendrisiotto dove il tasso di sfitto raggiunge livelli particolarmente elevati. Eppure lì gli enti istituzionali non sono praticamente presenti. Penso sia giusto ripartire equamente la colpa tra tutti gli attori. Ricordando che esiste un’attenuante. Ovvero che all’origine dello sfitto non vi è una sovraproduzione dell’edilizia bensì un calo imprevisto della domanda".
Un calo che obbliga tutti a essere più competitivi. In particolare chi possiede immobili risalenti agli Anni ‘60 e ‘70. "Fino a qualche anno fa poteva essere economicamente interessante demolire queste palazzine e ricostruirle - afferma Guerra -. Oggi invece è più difficile far tornare i conti con questo tipo di operazioni, a meno che non ci siano delle riserve negli indici di sfruttamento". Non resta quindi che risanare l’esistente. "Se si vuole restare sul mercato - conclude Guerra - è l’unica via percorribile".
a.s.
08.12.2019


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