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L'Occidente continuerà a subire le minacce di nemici
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Il terrorismo resterà
ancora un pericolo
GUIDO OLIMPIO


Il fronte terrorismo per il 2020 si annuncia complicato. Una serie di episodi ha confermato come le minacce, nel corso dell’ultimo anno, si siano moltiplicate per le incursioni di nemici diversi. E la tendenza potrebbe rafforzarsi.
Lo Stato Islamico rappresenta ancora un pericolo sia nelle zone periferiche che in Occidente. Un avversario adattabile, oggi diretto da un nuovo Califfo, una figura per ora sconosciuta o quasi se si escludono gli scarni dati biografici. La fazione punterà a resistere nella regione Siria-Iraq, da dove non è mai stata estirpata.
Gli attacchi dei militanti sono proseguiti, così come omicidi mirati e attività di disturbo. Ma il movimento ha dimostrato tutta la sua efficacia in altre regioni, in particolare nel Sahel e Africa Occidentale, settore marcato storicamente anche dai seguaci di al Qaeda. Qui i mujaheddin jihadisti si sono rivelati letali sul piano della guerriglia, stabilendo rapporti con entità ribelli locali e creando scompiglio con la conquista di intere basi (ad esempio in Niger e Mali). I tagliagole non sono spariti neppure dalla Libia, anche se la loro presenza non è maggioritaria. Ed è altrettanto alta la vigilanza in Asia: veterani dei conflitti mediorientali si mescolano a estremisti non sempre ben addestrati però spinti da grande determinazione.
In Occidente l’allarme è ampio. Si temono le azioni degli ispirati - elementi che sono legati alla casa madre solo da un cordone digitale -, si cerca di contrastare l’eventuale infiltrazione di veterani (anche se hanno molte difficoltà), dovrà essere affrontato il tema delle mogli e dei figli di chi è andato nel Califfato. Ad oggi i paesi europei ne hanno rimpatriato nuclei limitati in quanto nessuno sa bene come gestirli e le opinioni pubbliche sono contrarie ad un reinserimento. Ostilità cresciuta dopo il recente attentato al London Bridge, compiuto da un ex detenuto che seguiva un corso di de-radicalizzazione.
Il secondo asse che inquieta le forze di sicurezza è rappresentato dagli xenofobi e neonazisti. Molti gli attacchi che li hanno visti protagonisti in Europa e negli Stati Uniti, in espansione la loro propaganda via web, estesi i contatti internazionali. I suprematisti si comportano esattamente come i terroristi islamici, hanno un percorso di radicalizzazione che può avvenire senza muoversi dalla propria abitazione e lasciano testi (o video) con l’obiettivo di indicare una strada ad altri. Ed hanno un punto di vantaggio: spesso alcune delle loro parole d’ordine sono condivise - a livello teorico - anche da normali cittadini in quanto cavalcano il tema dell’anti-immigrazione. Altri sono attestati su posizioni misogine.
Infine il terrore individuale. È una realtà molto "americana", ma che ormai ha raggiunto anche il nostro continente. Ci sono persone in guerra con la società per le motivazioni più varie (vere o presunte) e si comportano da guerrieri. In alcuni casi, specie negli Usa, i killer erano meglio armati di un professionista del terrore. Da qui un alto numero di vittime. Proprio il record di morti e la fama negativa diventano per questi omicidi il vero obiettivo.
Investigatori e magistrati devono così parare i colpi di un tridente eversivo, un’arena dove è possibile compiere errori di valutazione. E quando si accorgono dello sbaglio è ormai troppo tardi.
22.12.2019


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