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I retroscena dei negoziati falliti per la vendita del Lugano
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"Dopo le trattative...
riparto dai club italiani"
MAURO SPIGNESI


Mister Campbell, rappresentante di una società anglo-americana, alla fine ha ripreso l’aereo per Londra a mani vuote. "Nel calcio incontri sempre gente che vuole speculare, che fa accordi e poi li disfa e alla fine si dimostra insolvente". A un mese dall’ultima trattativa (saltata) per vendere il Lugano e ora che i contorni della vicenda sono più chiari, il patron Angelo Renzetti dice d’aver compreso la lezione. "Prima di Campbell ci sono stati italiani, turchi, russi che volevano il club. Oggi io, dopo nove anni e mezzo, ho capito che non posso più portare avanti un negoziato con potenziali compratori. Sono un sentimentale, punto subito a capire se chi ho davanti farà poi gli interessi della società, che rappresenta il Ticino nel mondo del futbol e dei tifosi". E così Renzetti ha preso la sua decisione. Il Lugano resta in vendita per un valore di circa 8 milioni. Ma non sarà più lui a trattare: ha affidato tutto a un legale. "Non è questione solo di soldi, la speranza è quella di tenere in piedi la società sfruttando il suo brand. Intanto siamo un club svizzero (con tutti i vantaggi che questo comporta), poi siamo una vetrina europea e questo ci consente di far conoscere i nostri giocatori (non dimentichiamo che noi possiamo schierare sino a sette extracomunitari) in Germania, Francia e Italia, visto che giochiamo in tutte le regioni linguistiche elvetiche. Infine, siamo identità sociale e politica, visto che ci identifichiamo con il Ticino".
Renzetti, inoltre, spera di ripartire sfruttando la lezione assorbita in un’altra trattativa saltata. Oltre Campbell, a dicembre si erano fatti timidamente avanti anche rappresentanti di club della serie A. Si era parlato di Roma, Juventus, Torino, Genoa. Renzetti s’era illuso che si potesse creare una sorta di alleanza capace di gestire il Lugano, di dialogare con queste società. "Invece - svela ora il presidente - oltre l’ipotesi di qualche scambio di calciatori non si è andati, perché alla fine non si parla mai con i proprietari ma solo con i dirigenti". Da qui però si potrebbe ripartire. "Possiamo annodare i rapporti con le società di serie A italiane: recentemente abbiamo dato in prestito due ragazzi alla Juventus e uno all’Inter. Per loro è importante, solo così si sentono calciatori. Qui da noi, vista la piccola realtà, non potrebbero crescere, essere valorizzati per davvero". Insomma, la soluzione potrebbe essere la creazione di un "sistema Ticino" dove mettere insieme settore giovanile - "che va molto bene" - collaborazioni con l’Italia, vetrina europea e vantaggi Swiss made.
E così a 66 anni l’imprenditore resta a capo del club con il pacchetto di maggioranza del 60% e una opzione sino a fine aprile per riacquistare il restante 40% (circa 2 milioni) dal russo Leonid Novoselskiy. "È da anni che cerco qualcuno per condividere le responsabilità. Quando ho preso la squadra, abbiamo cominciato una crescita progressiva. Da cinque anni siamo stabilmente in Super League, per due volte ci siamo qualificati in Europa League, abbiamo centrato la finale di Coppa Svizzera. La nostra è una società sana e forse per questo non trova acquirenti".
mspignesi@caffe.ch
19.01.2020


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