Lo scontro in Italia alle elezioni regionali tra Lega e sinistra
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Da Roma all'Emilia
la politica è dramma
DAVID ALLEGRANTI DA ROMA


La politica italiana è di nuovo sospesa. Stavolta non per un referendum, come quello costituzionale del 2016 che avrebbe ridisegnato l’architettura dello Stato, ma per elezioni in teoria più modeste: le Regionali del 2020. Si comincia il prossimo 26 gennaio, quando andranno al voto Emilia-Romagna e Calabria, e si proseguirà fra maggio e giugno con altre Regioni: Marche, Liguria, Campania, Puglia, Veneto e Toscana.
L’attenzione dell’esecutivo nazionale, costituito da Pd e Cinque stelle, è però tutta spostata sul voto emiliano-romagnolo. Il centrosinistra governa la regione da sempre, ma per la prima volta i partiti della tradizione post-comunista corrono il rischio di cedere sovranità alla Lega di Matteo Salvini, oggi all’opposizione in Italia, che ha trasformato una competizione locale in un voto nazionale. Salvini, che con la sua assidua presenza ha di fatto sostituito in campagna elettorale la sua candidata Lucia Borgonzoni, ex sottosegretaria ai Beni Culturali, punta a vincere. La Regione è contendibile: le ultime elezioni europee dicono che in Emilia-Romagna il blocco di centrodestra targato Lega può contare su 900 mila-un milione di elettori circa; il centrosinistra senza Cinque stelle invece su quasi novecentomila voti. "In mezzo ci sono quei 290 mila elettori del M5s, dai quali dipenderà la vittoria alle elezioni regionali", ha detto di recente il coordinatore dell’Istituto Cattaneo Marco Valbruzzi. Il punto è dunque capire come si comporterà chi ha scelto i Cinque stelle e adesso si trova al governo con il Pd a Roma ma da sempre all’opposizione del Pd nella Regione.
Una vittoria della Lega in Emilia-Romagna aprirebbe scenari foschi per l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte e anche per il centrosinistra, alle prese con il recente tentativo di una autoriforma. Il leader del Pd Nicola Zingaretti ha in questi giorni annunciato l’intenzione di rifondare il partito. Una sconfitta interromperebbe questo percorso e a cascata avrebbe anche conseguenze sulle altre Regioni al voto, Toscana compresa, altra terra storicamente rossa ma in cui la Lega ha già attecchito (Pisa e Siena, fra le altre, sono governate dal partito di Salvini). L’ex ministro dell’Interno ha puntato a portare lo scontro e la politica nazionale dentro l’Emilia-Romagna. Il governatore uscente Stefano Bonaccini ha invece sottolineato gli indicatori economici positivi e i 5 anni di "buongoverno", ma l’ottimismo razionale della classe dirigente di centrosinistra in certe zone non ha funzionato in passato.
Come ha detto l’ex sindaco socialista di Pisa Sergio Cortopassi, dopo la storica sconfitta della sinistra nella città toscana, "a certe fasce popolari, se il pil aumenta dell’1,5 per cento non gliene frega niente perché non sentono niente. Al Cep (quartiere popolare di Pisa, ndr) ci sono pensionati minimi, qualcuno non ha neanche la pensione". Difficile capire cosa prevarrà nell’elettorato alle prese con i suoi "Stati nervosi" (titolo di un recente libro di William Davies sulla prevalenza delle emozioni sulla razionalità), se la drammatizzazione di Salvini o la "buona amministrazione" del centrosinistra. Senz’altro un’epoca e pure un’epica sono finite, insieme a un modello sociale che ha consentito alla sinistra di governare regioni importanti per settant’anni.
19.01.2020


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