Attesa per il voto nel Paese Ue con il premier dato in calo
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Sul succeso irlandese
l'ombra del Sinn Féin
R. C.


A urne chiuse, in attesa dei risultati che arriveranno soltanto oggi, domenica, l’Irlanda già si chiede se  continuerà il suo "miracolo economico". Nel Paese che ospita diverse grandi società internazionali, che grazie a un regime fiscale vantaggioso ha attirato investimenti crescendo a ritmi molto più elevati rispetto alle altre aree europee, a fare da ago della bilancia per il prossimo governo potrebbe essere il Sinn Féin. E cioè il partito nazionalista di sinistra, ex braccio politico dei terroristi dell’Ira che hanno scritto pagine sanguinose nella storia del Paese (la guerra civile provocò oltre 1.700 vittime).
Ieri, sabato, in Irlanda si è votato sino alle 23 (ora Svizzera), e mentre i seggi non erano ancora chiusi e si registrava una forte affluenza (il 34 per cento alle 12), quasi tutte le tv e gli opinionisti dei giornali erano propensi a credere alle indicazioni degli ultimi sondaggi. Come quello dell’Irish Times, che dava i due principali partiti, Fine Gael e Fianna Fail, uno di ispirazione repubblicana, l’altro più su posizioni di centro, in perdita di consensi. Entrambi fermi al 23 per cento, cioè con due punti in meno rispetto al Sinn Féin.
Se così fosse, se davvero si confermasse questa indicazione, significherebbe che gli irlandesi hanno scelto un voto di rottura, verso "i nazionalisti di sinistra favorevoli alla riunificazione con Belfast, e contro il duopolio che ha governato fino a oggi l’Irlanda", come ha spiegato l’Ispi, l’Istituto di studi di politica internazionale. La leader del Sinn Féin, Mary Lou McDonald, succeduta a Gerry Adams, nelle ultime settimane ha puntato molto sul sociale, promettendo sanità e casa per tutti. E questo perché Fine Gael, il partito di governo del premier Leo Varadkar (che ha portato la disoccupazione sotto il 5 per cento) ha seguito invece una politica di tagli e risparmi, pur aprendo a nuove riforme (aborto e matrimoni gay). Ma ciò che tutti si chiedono, visto che l’Irlanda ha votato all’ombra della Brexit, è che cosa succederà nell’economia e che riflessi avranno i nuovi accordi fra Londra e Bruxelles.
Il ruolo di Varadkar nella trattativa è risultato cruciale per l’Irlanda, unico Paese dell’Ue a condividere un confine terrestre con il Regno Unito (è stato scongiurato il ripristino della frontiera fisica). Secondo gli accordi, persone e merci continueranno a circolare liberamente tra l’Irlanda e il Nord, sostenendo la robusta crescita di questi anni. Per molti il successo politico di Varadkar, se saranno confermate le indicazioni dei sondaggi, non si è capitalizzato in termini di voti. Forse, hanno notato diversi politologi, proprio la relativa sicurezza arrivata dopo gli accordi sulla Brexit ha portato la campagna elettorale a concentrarsi su problemi strettamente interni, dai quali sono affiorate le condizioni di difficoltà di molti strati sociali (sono tanti i senzatetto).
Fine Gael e Fianna Fail hanno messo in campo proposte simili, puntando a far crescere il mercato immobiliare e a congelare i costi delle cure mediche. Sinn Fein ha lanciato idee più radicali, come l’aumento delle imposte per i ricchi, affitti a portata di tutti, ma soprattutto un abbassamento dell’età pensionabile.
09.02.2020


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