La Cina ha un ruolo chiave nell'economia mondiale e ora...
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Se il virus ci trascinerà
in una recessione
LORETTA NAPOLEONI


Nel 2007/2008, durante la crisi del credito causata dal crollo della Lehman Brothers, il fatto che l’economia mondiale fosse altamente integrata, ad esempio che la Cina ricoprisse un ruolo chiave nella produzione delle componenti e dei pezzi di ricambio industriali, attutì l’impatto della caduta dei mercati finanziari sulle economie occidentali. Era un bene che il Paese dove ormai si produceva gran parte della produzione industriale mondiale non fosse stato toccato direttamente dalla crisi. Tutto ciò ridusse la contrazione della produzione mondiale e, conseguentemente, anche quella della domanda per un semplice motivo: l’economia cinese poteva continuare ad essere la locomotiva di quella mondiale.
Oggi il coronavirus potrebbe mostrarci l’altra faccia di questa medaglia, e cioè come il rallentamento della crescita cinese causato da una crisi seria, che sia un’epidemia o un crollo finanziario importa poco, può trascinare il mondo intero nella recessione.
Sebbene ormai le grandi crisi non sono più soltanto di produzione o di consumo, l’impatto economico del coronavirus sull’economia cinese, la seconda al mondo per grandezza e la prima per esportazioni, si è fatto sentire in primis nel settore produttivo.
Il virus ha impedito la riapertura ordinata delle fabbriche dopo il capodanno cinese, creando una serie di carenze lungo la catena di approvvigionamento cinese e mondiale. Ma subito dopo si è manifestato l’impatto sul consumo: operai e lavoratori che non possono tornare al lavoro in Cina o nel resto del mondo, perché’ mancano lungo la catena di montaggio le componenti cinesi, hanno subito una perdita di salario che ha portato alla contrazione del consumo.
Il settore automobilistico illustra bene questa interdipendenza: nel mese di gennaio la domanda di autovetture in Cina è scesa del 22 per cento, si tratta della maggiore contrazione mensile in assoluto. Le previsioni per gennaio sono ancora peggiori, si parla di una caduta della domanda superiore al 30 per cento.
A livello globale i numeri sono preoccupanti: la Cina importa l’11 per cento del volume globale di esportazioni, il 2,7 per cento in più di 20 anni fa. Un cambiamento di un paio di punti percentuali nel consumo cinese ha quindi un impatto enorme sulla domanda globale.
Un’anteprima di tutto ciò ce la offre il prezzo del petrolio che continua a scendere - 20 per cento in meno da quando l’epidemia del coronavirus è iniziata. Nel 2003 la domanda di petrolio della Cina era di 5,7 milioni di barili al giorno, nel 2019 era più che raddoppiata a 13,7 milioni di barili al giorni, pari al  14 per cento del totale globale. Inoltre, l’anno scorso la Cina ha rappresentato oltre i tre quarti della crescita della domanda mondiale di petrolio. Ed ecco spiegato perché’ nel primo trimestre del 2020 se ne prevede la prima contrazione in 10 anni.
Secondo le stime della Deutsche Bank l’economia cinese potrebbe subire un calo dell’1,5 per cento nel primo trimestre del 2020, che tradotto in termini globali ridurrebbe il Pil del pianeta dell’0,5 pari a circa 500 mila miliardi di dollari. A prima vista questa cifra sembra enorme ma non più se si pensa che il governo della Nuova Zelanda ha stimato che l’impatto del coronavirus soltanto sulla propria economia sarà pari ad una perdita secca di 250 milioni di dollari.
16.02.2020


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