Viaggio tra chi non è "sbarrato" dallo Stato
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"Stringiamo i denti,
ma lavorare è difficile"
ANDREA BERTAGNI


C’è chi ha coraggio di lavorare e chi ha paura". Luca Quadri è appena sceso dal suo taxi, posteggiato davanti alla stazione di Lugano. Davanti alla sua auto, ce ne sono altre due. Hanno il motore spento da ore. "Se siamo qua è per dare un servizio alle persone che fanno fatica a spostarsi, come gli anziani - spiega, sconsolato, guardando i colleghi, che si aggirano sul piazzzale come fantasmi - secondo la polizia era meglio stare a casa, ma noi non vogliamo mollare, anche se in sei ore di lavoro può capitare di incassare solo 15 franchi". Quadri continua a guardarsi in giro, ma dai treni non scende nessuno. Del resto è quasi tutto chiuso. A eccezione dello sportello delle Ffs e dell’alimentari che fa angolo. Nessuno sulle scale mobili. Nessuno sotto le pensiline. Nessuno che entra ed esce dal ristorante. I tassisti a Lugano lavorano insomma poco. "E a nostro rischio e pericolo", precisa Quadri.
Va un po’ meglio al chiosco accanto alla cioccolateria nel sottopassaggio. "Siamo quasi gli unici a Lugano con una macchinetta del caffè - sottolinea il titolare Antonio Tuscano - ma i clienti devono uscire all’esterno a bere, dentro al negozio è vietato". Ai tempi del coronavirus capita anche questo. Con i bar chiusi ci si accontenta di bere un caffè in un chiosco. Che è un lusso, in realtà. "Io ho tre edicole a Lugano - continua Tuscano - ma ho deciso di lasciare aperta solo questa in stazione, in caso contrario non sarei riuscito a pagare i dipendenti". Fuori dal negozio un gruppo di operai sta approfittando del lusso concesso da Tuscano ai suoi clienti. Hanno le facce stanche.
Dall’altra parte dei binari, a Besso, davanti alla farmacia di Luigi Meglio c’è un via vai continuo di automobili. Parcheggiano davanti alla vetrina. I clienti entrano e mantengono le distanze. Non possono avvicinarsi troppo al bancone. Devono stare a un metro. "Tutti si comportano nel modo corretto - afferma il farmacista - sono informati e rispettano le regole". Non c’è calca. "Forse c’è più lavoro del normale - precisa Meglio, da dietro la mascherina - ma noi siamo tranquilli, riusciamo a far fronte alle richieste, del resto è il nostro mestiere".
Anche l’edicola di Michele Barbato, che è in faccia alla farmacia, ha adottato regole chiare. Contro il Covid-19. "I clienti non possono stare dentro al negozio per più di tre minuti e possono entrare al massimo due persone alla volta - chiarisce - ma anche una volta dentro devono stare a un metro di distanza l’uno dall’altro". Regole chiare anche per comprare sigarette e caramelle, dunque. Altrimenti non si ferma il contagio. Non si smorza la pandemia. In realtà però i clienti non sono tanti. "L’impressione è di lavorare la metà rispetto a prima - prosegue Barbato - però io ci provo lo stesso, tento lo stesso di restare aperto. Magari qualcuno alla fine entra". L’edicolante scruta la porta. Guarda lontano. Ma non c’è nessuno oltre la soglia.
A Bellinzona viale Stazione è sferzato dal vento. Solleva le foglie. Struscia contro i pochi passanti, che si proteggono il volto con mascherine e sciarpe. Mario Berti è operaio comunale. Assieme a un collega svuota i cestini e sul camion stanno trasportando un cartellone stradale. "Dobbiamo svuotare i cestini, ma arriviamo dove arriviamo, perché siamo solo in due - afferma, sorridendo - la città vuota però è davvero particolare, faccio questo lavoro da 10 anni e non l’ho mai vista così". Il Comune di Bellinzona si è adeguato alle direttive, non impiegando nello stesso momento tutti i suoi operai comunali. "Oggi siamo in 11 - puntualizza Berti - quando in totale sul campo dovremmo essere una sessantina". Chi non lavora e sta a casa subentra agli altri la settimana successiva. Ci si dà insomma il cambio per disorientare il virus.
In piazza Collegiata ci sono solo due negozi aperti. Uno di questi è una panetteria-pasticceria. "Non abbiamo chiuso per rispetto della clientela fedele - annota Marianna Rana - perché le vendite sarebbero da serrata". Chi tiene duro, lo fa insomma per non abbandonare il centro e gli abitanti che lo abitano. Perché il lavoro più importante è dietro le quinte. Nei laboratori. "Per fortuna consegnamo il pane nelle case anziani e negli ospedali - rimarca Rana - perché solo con la pasticceria non andremmo avanti. Non a caso abbiamo dovuto lasciare a casa alcuni dipendenti". In effetti dalla porta non entra ed esce nessuno. Nonostante gli ammiccamenti esplici di bignè e pasticcini in vetrina.
Anche la via che dal Municipio porta a piazza Indipendenza non brulica di vita. A parte qualche fattorino. La drogheria di Ilaria Nese è però aperta. "Sì, ma solo il mattino - puntualizza - perché ho diverse richieste, che mi arrivano anche sulla pagina Facebook del negozio". Ad andare per la maggiore sono i prodotti che rafforzano il sistema immunitario. "Propoli, echinacea, olii essenziali, anche il miele, inoltre ho anche una piccola parte di prodotti alimentari per chi ha allergie o intolleranze".  Per contrastare il virus si ricorre quindi a tutto. L’importante è fare massa. Costruire una contraerei in grado di sparare in ogni direzione possibile. "Certo che Bellinzona così vuota è davvero surreale - riprende Nese - anzi, è proprio destabilizzante".
Invece  fuori dalla città, a Sant’Antonino, la strada cantonale è sempre la solita lingua d’asfalto percorsa da molte automobili. Eros Moro ha una rosticceria take-away proprio lì vicino. Ma i clienti che si fermano non sono molti. Anche se la sua attività ha tutte le credenziali per restare aperta. "È magra - commenta Moro - in realtà è dal 26 febbraio che è dura, anche perché sono stati annullati tutti i mercati cittadini e per noi ambulanti non è facile". Non è però la paura a frenare gli acquisti di un pollo o di uno stinco allo spiedo. "Non c’è proprio gente in giro - continua Moro - in una giornata, ad esempio, riesco a vendere solo 3-5 polli, quando prima le porzioni vendute erano almeno una ventina".
A non fermarsi sul piano di Magadino è anche la crescita di verdura. "Non siamo come una fabbrica che si può spegnere", taglia corto Cesare Perozzi, che ha un’azienda agricola a Riazzino. "Anzi, siamo proprio nel momento buono del raccolto". Ecco perché tra le attività commerciali e produttive che non sono state vietate c’è proprio l’agricoltura. "Timori? Ne ho comunque per tutto - dice Perozzi - ma andiamo avanti per forza, anche se una certa incertezza per i consumi non manca". A non esserci è sicuramente il turista. Nonché le scuole e le mense. Che l’azienda agricola di Perozzi normalmente rifornisce di insalata, pomodori e altri prodotti da orto. "Per fortuna il mercato della Svizzera tedesca per il momento sta tenendo - avverte l’agricoltore - speriamo continui così, perché con la coltivazione siamo avanti di 3 mesi rispetto al solito".
A non essere cresciuta è invece la clientela del negozio di alimentari in stazione a Muralto. "Non stiamo andando bene - conferma Paolo D’Acqua - c’è poca gente, inoltre secondo me c’è anche un po’ di incoscienza". Non tutti stanno insomma seguendo alla lettera le disposizioni. "Molti fanno finta di niente - segnala D’Acqua  - soprattutto gli anziani, che invece sono la categoria più a rischio. Non leggono le raccomandazioni che abbiamo appeso in negozio, noi cerchiamo di informarli, ma sembra che non ci sentano".
Anche Manuela Dalessi, che lavora in una farmacia della città vecchia di Locarno, ha la stessa impressione. "Le persone anziane stanno prendendo un po’ troppo alla leggera il coronavirus - è la sua opinione - certo, posso sbagliarmi, perché vedo solo quelli che vengono in farmacia". Tutti entrano comunque con le idee chiare. "Chiedono sempre le mascherine, ma non le abbiamo - spiega Dalessi - inoltre diciamo che solo i malati dovrebbero portarle e invece di uscire bisogna limitare gli spostamenti e stare a casa".
Di sicuro la calca nei supermercati ha convinto qualcuno a preferire i piccoli alimentari. Almeno è questa l’idea di Piero Suini. "Vedo facce nuove e questo è positivo - riferisce da dietro la cassa - però credo che in generale bisognerebbe riuscire a creare meno allarmismo e rinunciare a un certo clima da caccia alle streghe". Suini si spiega meglio. "Non credo che si stia scherzando, affatto. Però vedo persone veramente spaventate e io dico "comperate bene, comperate saggio".

abertagni@caffe.ch
22.03.2020



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