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La scienza sottolinea l'importanza del tracciamento
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"Il pericolo principale?
Sono gli asintomatici"
PATRIZIA GUENZI


"La metà dei contagi avviene nella fase di incubazione del virus, due-tre giorni prima di avere i sintomi. Ecco perché è fondamentale riuscire a ‘tracciare’ i movimenti di chi, inconsapevolmente, trasmette la malattia ad altre persone". Il dottor Christian Garzoni, direttore sanitario della Clinica Luganese Moncucco, è convinto dell’utilità del sistema sviluppato dai Politecnici federali di Zurigo e di Losanna su mandato dell’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp). Solo così riusciremo a tornare al più presto alla normalità. "È evidente che più persone scaricheranno l’App e seguiranno le indicazioni e meglio sarà", sottolinea il medico.
Lo scopo dell’applicazione svizzera, e di tutte quelle simili, è la capacità di risalire a tutti i contatti avuti da un individuo infetto, individuare per tempo eventuali contagi avvenuti e debellarli il prima possibile mettendo in quarantena tutte le persone coinvolte. "Il telefonino, in sostanza  riprende Garzoni -, traccia la vicinanza di altri telefonini e il tempo di contatto sulla base di parametri precisi. Sta poi alla sensibilità del singolo che riceve l’avviso seguire le indicazioni". Chi dovesse risultare positivo al coronavirus riceverà dall’Ufficio del medico cantonale un codicr Covid che gli permetterà di attivare la segnalazione sull’applicazione. Tutti coloro che si sono trovati per quindici o più minuti a una distanza inferiore a due metri circa da una persona infetta durante il periodo del rischio di contagio, ricevono automaticamente e in forma anonima un messaggio che segnala loro la possibilità che siano stati contagiati. Una hotline inserita nell’App indicherà come procedere. "Non va presa sottogamba questa procedura - spiega il medico -. E mi stupisce la polemica, anche da parte della politica, sulla privacy. Forse ci si dimentica che il bene della collettività è superiore a quello del singolo individuo. E c’è tanto di legge sulle epidemie che sottolinea questo aspetto". Solo il medico curante e il centro cantonale incaricato di ritracciare i contatti conoscono l’identità della persona infetta. E solo loro possono autorizzare una persona contagiata a segnalare l’infezione al sistema in forma anonima, trasmettendo un codice di autorizzazione.
L’applicazione, che funzionerà via bluetooth, non deve ovviamente far dimenticare il rispetto di tutte le misure igieniche che in questi mesi abbiamo imparato: lavare le mani, distanza fisica, protezione e mascherine. "È uno strumento che si aggiunge e che, ripeto, è importante in questa fase - dice ancora il medico -. Solo se i numeri restano bassi, come erano all’inizio della pandemia e in questo momento, il contact tracing manuale potrebbe bastare per bloccare i focolai o i microfocolai. Con il medico cantonale che contatta tutti coloro che sono stati vicini a una persona infetta. Ma quando i numeri aumentano, ecco che diventa importante ‘aiutarsi’ con un’applicazione".
E i numeri, stando a parecchi esperti, ora che è stato decretato il "liberi tutti", potrebbero aumentare nel giro di poche settimane. Altri Paesi duramente colpiti, come Singapore e la Corea del Sud, hanno introdotto un’App per mantenere la popolazione in una condizione di quasi normalità.
Più saremo a scaricare l’App e prima si tornerà alla normalità dunque. Anche se alcuni epidemiologi ritengono che un tasso di utilizzo del 20-30 per cento contribuirebbe già a contenere la pandemia. "L’ideale, ripeto, è che tutti scarichiamo l’App", insiste Garzoni.
Anche l’Oms prevede di lanciare prossimamente un’App per permettere agli abitanti dei Paesi poveri, che non hanno i mezzi per sviluppare una propria applicazione, di valutare se sono portatori del Covid-19. In sostanza, l’App "interrogherà" le persone sui loro sintomi e offrirà dei consigli.  
pguenzi@caffe.ch
17.05.2020


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