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I reati sono nettamente calati durante il "lockdown"
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Anche la criminalità
"isolata" dal virus
ANDREA STERN


L’ultima rapina è avvenuta quasi tre mesi fa, a Vacallo. Come da copione, tre individui a volto coperto erano entrati in una stazione di benzina, avevano minacciato la commessa, si erano fatti consegnare i soldi ed erano fuggiti verso l’Italia. Era il 27 febbraio. Da allora questa tipologia di reato (escludendo quindi gli omicidi, come l’ultimo caso a Giubiasco), che solitamente ricorre in media tre volte al mese, è scomparsa. Così come sono scomparsi quasi tutti gli altri reati contro il patrimonio. Merito del "lockdown", o meglio della parziale chiusura dell’economia e delle frontiere quale misura contro il Covid-19. In questo periodo, durato all’incirca due mesi, anche la criminalità ha chiuso. Niente rapine, pochissimi furti. Sono proseguite solamente le attività criminose compatibili con la quarantena.
Basta andare a spulciare tra i comunicati diffusi dalla polizia tra marzo e aprile per rendersi conto che gli unici fatti salienti hanno riguardato la circolazione stradale o gli infortuni. L’eccezione è rappresentate dalle truffe telefoniche, dalle quali la polizia cantonale ha messo in guardia a più riprese. Evidentemente i malviventi hanno dovuto ripiegare su uno dei pochi crimini che è possibile commettere restando confinati in casa.
"Anche i furti con scasso nelle abitazioni - nota Stefano Gianettoni, collaboratore scientifico della polizia cantonale - sono considerevolmente calati. È stata registrata una flessione dei reati in generale, vista l’assidua presenza di persone presso i propri domicili, la forte diminuzione delle persone in circolazione in Ticino, nonché la difficoltà di spostarsi a livello nazionale e internazionale".
Non è possibile quantificare la portata di questo blocco della criminalità, visto che la polizia cantonale non fornisce bilanci su base settimanale o mensile. Altrove però questi calcoli sono stati fatti ed è emerso che il "lockdown" è stato una delle migliori campagne contro la criminalità di sempre. A Neuchâtel il capo della polizia giudiziaria, Sami Hafsi, ha constatato un "dimezzamento dei reati".
A Londra la polizia ha registrato un calo dei furti del 63% e degli accoltellamenti del 69%, mentre i reati violenti con arma da fuoco si sono ridotti del 51%. A livello nazionale il Regno Unito ha anche registrato un calo del 37% dei reati contro l’integrità sessuale.
E c’è dell’altro. L’emergenza sanitaria ha pure facilitato le inchieste e permesso l’arresto di numerosi ricercati. La polizia londinese ha spiegato di aver messo le manette ai polsi di almeno 1.200 pericolosi criminali durante il "lockdown". In alcuni casi è stato molto facile, visto che i ricercati si erano autoisolati in casa: temevano di più il Covid-19 delle forze dell’ordine, ma hanno fatto un errore di valutazione.
Come quello commesso in Italia dal latitante Cesare Antonio Cordì, esponente di spicco della ‘ndrangheta. Il boss si faceva portare da mangiare in quella che apparentemente sembrava un’abitazione disabitata. Ma i movimenti, in un periodo in cui nessuno usciva di casa, hanno attirato l’attenzione dei carabinieri. Il boss è così stato arrestato. Grazie al decreto coronavirus. astern@caffe.ch
23.05.2020


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