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L'analisi nel 2015 sui dati della qualità degli ospedali
Che si superino
i conflitti d'interesse e...
GIANFRANCO DOMENIGHETTI


Quest’analisi di Gianfranco Domenighetti, morto nel 2017, è stata pubblicata dal Caffè nel 2015 presentando per la prima volta lo studio di Berna sulla mortalità ospedaliera. È ancora attuale.

Dopo una fase sperimentale di tre anni l’Ufficio federale della salute pubblica (Ufsp) ha reso pubblico per la prima volta nel 2012 il confronto tra tutti gli ospedali acuti svizzeri dei tassi  di mortalità dei pazienti ricoverati per una quarantina di patologie. L’obiettivo esplicito dell’iniziativa è duplice, il primo è, dice l’Ufsp, quello di stimolare la discussione tra specialisti e amministratori ospedalieri in vista di un miglioramento della qualità che, tradotto, significa mettere in concorrenza gli ospedali affinché riducano per questa o quella patologia o intervento chirurgico i tassi di mortalità che superano il valore medio dell’insieme degli altri istituti. Il secondo obiettivo menzionato dall’Ufsp è di migliorare la trasparenza sull’attività ospedaliera presso la popolazione che, tradotto, significa "orientare la domanda", cioè permettere ai pazienti di scegliere gli ospedali che, per una data patologia o intervento chirurgico, hanno i più bassi tassi di mortalità.
Potranno essere raggiunti questi obiettivi, in particolare quello di orientare le scelte della popolazione e dei pazienti? Sicuramente non con lo studio dell’Ufsp. Esso consta di ben 1.222 pagine ed è assolutamente incomprensibile per  i non specialisti. Inoltre, i tassi di mortalità tengono unicamente conto dell’età e del sesso del paziente e non delle sue condizioni psico-fisiche e delle comorbidità al momento dell’ospedalizzazione o dell’intervento chirurgico, fattori questi ultimi estremamente importanti e decisivi in particolare per valutare il reale rischio operatorio. Uno studio pubblicato nel 2012 sull’autorevole Lancet ha valutato la mortalità chirurgica ospedaliera (ad esclusione di quella cardiaca e neurochirurgica) in tutti i Paesi europei tenendo conto di ben 20 fattori che potevano influire sull’esito dell’intervento. Il Paese con la più bassa mortalità chirurgica (1,5 decessi ogni 100 interventi) è l’Islanda, mentre i rischi più elevati si corrono in Lituania (21.5%) e Polonia (17,9%). La Svizzera con un tasso di mortalità del 2% si situava tra i migliori Paesi.
Affinché la diffusione pubblica di questi dati possa essere di aiuto ai pazienti (e ai medici) per orientare le scelte di ricovero ospedaliero esse dovranno  essere, come detto, ulteriormente affinate e soprattutto rielaborate in modo comprensibile e "friendly" anche se ciò non garantisce in nessun modo un riorientamento della domanda. In Italia da tre anni sono elaborati i tassi di mortalità per una trentina di patologie e interventi chirurgici di tutti gli ospedali pubblici o accreditati. (...) Un sondaggio ha mostrato che solo lo 0,5% della popolazione e il 4% dei medici conosce la disponibilità di queste informazioni. Il sondaggio rivela invece che nella scelta dell’ospedale l’85% della popolazione si farebbe consigliare dal proprio medico o da  un altro professionista della salute e un ulteriore 10% da altre persone di fiducia. Quando un medico o i suoi familiari hanno un problema di salute non consultano certamente i rapporti dell’Ufsp, ma sanno esattamente dove e da chi è meglio farsi curare. Basterebbe quindi che, superando qualsiasi conflitto di interessi, i medici dessero gli stessi consigli e indicazioni ai propri pazienti.
* Il Caffe, 29 marzo 2015
13.06.2020


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