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Berna dice no a Bellinzona su un accordo di tassazione
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Bocciato il "patto" fiscale
del re dei porti in Nigeria
FEDERICO FRANCHINI


Nel 2015, il Canton Ticino ha concluso un "ruling fiscale" (un accordo sulla tassazione futura tra contribuente e amministrazione) con la Orlean Invest Africa Limited, filiale di una società nigeriana controllata dall’uomo d’affari Gabriele Volpi. Una volta giunto sul tavolo dell’Amministrazione federale delle contribuzioni (Afc), Berna ha però deciso di trasmettere l’accordo alle autorità di Abuja. Una decisione confermata dal Tribunale amministrativo federale chiamato a decidere sul dossier a seguito di un ricorso. Una scelta, quella dei giudici di San Gallo, che ha di fatto reso vana la presenza della Orlean in piazza Dante, a Lugano: lo stesso giorno della sentenza, il 26 maggio, la società ha infatti deciso di sopprimere la succursale ticinese. Una decisione, si legge nel registro di commercio, che "non può essere effettuata mancando il consenso delle autorità fiscali federali e cantonali".
D’origine ligure, Gabriele Volpi ha costruito il suo impero in Nigeria nel settore del petrolio, della logistica e dell’immobiliare. Di recente la Orelan e Volpi si sono lanciate nella costruzione di Eko Atlantic City, un gigantesco complesso immobiliare a Lagos. La maniera con cui il magnate ha costruito il suo impero ha fatto molto discutere. Nel 2010, una commissione d’inchiesta del Senato americano, aveva svelato le sue relazioni con Atiku Abubakar, socio d’affari poi diventato vice-presidente della Nigeria dal 1999 al 2007. Relazioni profonde che, di fatto, hanno portato Volpi ad essere considerato dalle banche una persona esposta politicamente, per la quale cioè il rischio di corruzione era particolarmente elevato.
L’impero dell’italiano più ricco d’Africa ha fatto più volte tappa in Ticino. A Lugano, Volpi può contare su una fitta rete di finanzieri, fiduciari, avvocati e specialisti delle tasse che amministrano i suoi soldi e le sue società sparse in mezzo mondo. Una fitta schiera, in parte presente anche nella Lugano Branch della filiale dell’Isola di Man della Intels, il colosso di Volpi attivo nella gestione dei porti nigeriani. La Intels luganese è stata attiva tra il 2004 e il 2008 ed ha avuto tra i tuoi suoi membri anche l’avvocato nigeriano di Atiku Abubakar, arrestato in patria nel febbraio 2019 per un presunto caso di riciclaggio. Volpi, in Ticino, ha anche avuto le sue cassaforti personali, come quella garantita dai conti aperti alla Pkb dalla una sua controllata panamense, la Delta Limited. Proprio per dei soldi provenienti da questa banca, e trasportati in contanti in Italia, nel 2017, Volpi e un banchiere ticinese sono finiti sotto inchiesta in Italia. L’arrivo della Orlean in Ticino risale al gennaio 2016, data in cui sarebbe dovuto entrare in vigore l’accordo fiscale concluso con Bellinzona. Accordo che, a Berna, è probabilmente sembrato dubbio, al punto che è stato deciso di inviarlo spontaneamente in Nigeria. Inutile, come detto, il ricorso della società basato anche su un rapporto di Amnesty International che metteva in luce il mancato rispetto dei diritti dell’uomo nello Stato africano. Uno Stato di cui lo stesso Volpi ha acquisito la nazionalità e ha fatto affari per oltre 40 anni. Se la Orlean è stata chiusa, allo stesso indirizzo luganese rimane aperta una società, la Rivers Properties Consulting, nella quale sono - o sono stati - presenti uomini vicino a Volpi, tra cui Stefano Chisoli, presidente de la Spezia Calcio, il club di proprietà del nigeriano (da cui sono transitati anche alcuni giocatori in arrivo al Fc Lugano). Chisoli è anche il presidente di Hi Food Group, un gruppo nato nel 2019 il cui socio unico è la White Fairy Holding, una lussemburghese riconducibile a Volpi. Hi Food, tramite il marchio Ten, è attivo nella ristorazione e conta già quaranta locali in Italia. Proprio qualche giorno fa, è stato inaugurato anche il primo ristorante in Svizzera. Dove? In Corso Elvezia a Lugano, naturalmente.
27.06.2020


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