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Se l'età media in Ticino fosse più bassa si risparmierebbe
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Quanto pesano gli anziani
sulla sanità cantonale
PATRIZIA GUENZI


Mentalità dei cittadini, organizzazione dei servizi (pubblici e privati), poco coordinamento tra i vari attori della sanità e demografia. Eccoli i principali "responsabili" degli esosi costi della salute in Ticino. Un mix di fattori, per cui è difficile dire quale di questi sia preponderante. "Siamo decisamente un cantone di vecchi!", replica Christian Camponovo, direttore della Clinica Luganese Moncucco. Ha fatto calcoli, proiezioni, statistiche, incrociato dati e costi... ed è arrivato alla conclusione che "se in Ticino avessimo una piramide dell’età uguale a quella di tutta la nazione, quindi se avessimo meno anziani, la spesa sanitaria scenderebbe dell’11,8 per cento. Non proprio bazzecole dunque". E aggiunge: "Se consideriamo che il premio medio che paga il ticinese nel 2020, premio stabilito in base al costo delle prestazioni consumate, è del 13,7 per cento superiore a quello svizzero vediamo che il maggior costo che non può essere ricondotto all’età è soltanto del 2 per cento".
In Ticino, il 22,6% degli abitanti è sopra i 64 anni, un record nazionale. "Se è vero che un’età media della popolazione più alta incide sulla fattura sanitaria non dobbiamo dimenticare che sulle spese influisce molto anche l’ultimo periodo di vita, che ovviamente per ragioni anagrafiche si registra per lo più oltrepassata una certa età", osserva il professor Carlo De Pietro, docente-ricercatore alla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, dipartimento sanità. E più anziani vivono in un cantone e più quel cantone spenderà per assicurarsi la salute. Da qui l’idea, che alcuni esperti stanno portando avanti, di introdurre nella Lamal (la legge sull’assicurazione malattia) una sorta di compensazione intercantonale dei rischi legati all’età. "Improponibile", secondo Antoine Casabianca, collaboratore esterno dell’Associazione consumatori sui temi della salute. "I cantoni più giovani non saranno mai d’accordo".
Che fare? Un ginepraio. Troppi gli attori in campo e un sistema salute che si autoalimenta, per cui ogni correzione rischia di generare un effetto negativo. "L’invecchiamento demografico non è assolutamente la prima causa dell’aumento dei costi, lo dimostra un nostro studio che ne limita l’impatto al 20% - spiega Ivo Giudicetti di Santésuisse -. Altrimenti si veicola il messaggio che non si possa più intervenire, sollevando fornitori di prestazioni e politica dalle loro responsabilità. Proprio il Ticino, che soffre dell’aumento dei costi e di conseguenza dei premi, non ha bisogno di ciò. È necessario eliminare i cattivi incentivi, i doppioni nelle strutture di cura e le prestazioni inutili, ma anche abbassare prezzi e tariffe". E Santésuisse sostiene alcune riforme, come l’introduzione dei prezzi di riferimento dei farmaci generici e le tariffe forfettarie in campo ambulatoriale.
"Non è assolutamente una giustificazione per non far nulla e riconosco che in Ticino si consuma più sanità - replica Camponovo -. Ma ripeto, dipende pressoché esclusivamente dalla maggiore anzianità. Basti pensare a quanti confederati in età pensionistica vengono ad abitare da noi". Antoine Casabianca non ci sta: "Non dimentichiamo che un terzo delle prestazioni è inutile e questo avviene perché c’è un’offerta molto ampia. Dobbiamo riuscire a cambiare sistema, ripensare a una strategia differente in cui tutti, dal paziente al farmacista, dall’ospedale al fisioterapista si impegnino a voler concretamente ridurre i costi".    
La discussione è datata. Già nel 2005 una ricerca dell’Ufficio federale di statistica invitava a valutare l’invecchiamento della popolazione come una conseguenza dell’aumento delle spese per la salute. Le cause sono molteplici e complesse, si spiegava nello studio. E dipendono da ciascuno degli "attori" della sanità. Ed è su questi ultimi che bisogna intervenire, perché non inevitabili come lo è invece il trend demografico, per contenere i crescenti costi. Sempre nel 2005 Avenir Suisse dichiarava: "Non è l’invecchiamento della popolazione che fa esplodere i costi della salute ma un sistema che sprona a spendere troppo". E avvertiva che senza una correzione le nuove generazioni avrebbero dovuto sborsare svariati miliardi in più. E, ancora Avenir Suisse, osservava che l’ideale sarebbe stato far sì che soltanto l’invecchiamento naturale influenzasse i costi. Mentre Pascal Strupler, nel 2019, ancora era direttore dell’Ufficio federale della salute, commentava: "La demografia è una causa, come lo sono i progressi della medicina. A ciò si aggiunge pure un aumento del volume delle prestazioni ingiustificate. Ecco perché l’invecchiamento della popolazione non può essere la sola spiegazione".
pguenzi@caffe.ch
(3-fine)
17.10.2020


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