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Gli scenari possibili per il futuro politico dell'Afghanistan
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Tutte le ipotesi in campo
dopo la guerra più lunga
GUIDO OLIMPIO


Quella in Afghanistan è la guerra più lunga. Gli americani, seguiti poi dagli alleati, sono impegnati nella regione fin dal 2001 e, se consideriamo l’intelligence, anche da prima. Ora è venuto il momento di chiuderla, attraverso il negoziato in corso a Doha, in Qatar. Le trattative hanno portato ad una prima intesa nel febbraio scorso che ha fissato una scadenza: il ritiro totale delle truppe straniere nell’arco entro 14 mesi, attorno al maggio 2021. Ma la strada si è poi ristretta.
Donald Trump avrebbe voluto anticipare i tempi, portando "tutti a casa" per le feste di Natale. Un modo per tener fede all’impegno di ridurre le missioni belliche all’estero, da Bagdad a Kabul. E il presidente lo ha anche annunciato via twitter, mossa poi rientrata dopo l’azione di persuasione del Pentagono. I generali hanno rammentato che il rientro dei circa 4500 militari è legato alla situazione sul terreno, a ciò che combinano gli avversari. Principio ribadito mercoledì dalla Nato che ha sul campo 12 mila uomini: non pensiamo a partenze affrettate.
L’avvertimento degli strateghi è confermato dalla tattica dei guerriglieri. Gli insorti, in questi mesi, sono andati all’offensiva usando veicoli-bomba, attacchi con ordigni, incursioni pesanti. In questi giorni sono stati protagonisti di una spinta sistematica nella regione dell’Helmand ed hanno costretto gli americani a reagire con una serie di raid aerei. Interventi che, a loro volta, ha innescato una protesta formale da parte degli stessi talebani, i bombardamenti - nella loro interpretazione - hanno violato i patti. Visioni quanto mai parziale viste le vittime causate dalle esplosioni e dalle iniziative belliche, spesso ben rilanciate dalla propaganda dei militanti. Uno show mediatico, ricco di video, post sui social, dove compaiono i mujaheddin in corteo, bandiere al vento e fucili in pugno.
Ora andando oltre le schermaglie è chiaro che la catena di eventi ha rafforzato gli interrogativi sul domani. Cosa accadrà quando le unità straniere se ne saranno andate? Quale forma di potere prenderà corpo?  
Gli analisti hanno offerto alcuni modelli. Il più considerato - non l’unico - è quello di una Repubblica islamica simile a quella iraniana. Quindi i talebani introducono un sistema che salvaguarda i principi islamici ma accoglie aspetta moderni. Una scelta pragmatica al passo dei tempi. Gli integralisti - spiegano sempre gli osservatori - sono consapevoli che imporre il vecchio Emirato è impossibile e allora portano avanti formule di compromesso, ibride. E’ però evidente che saranno le altre componenti politiche a dover fare le rinunce maggiori. O almeno ciò è quanto prevedono in molti e non solo i commentatori pessimisti. Una valutazione sulla quale pesa la fine dell’ombrello garantito dagli Stati Uniti insieme ai suoi partner, uno scudo per contenere i colpi di avversari tenaci, cresciuti con il mito della resistenza e dell’invincibilità.
I militanti sono convinti che il tempo lavori per loro, ritengono di avere risorse e muscoli per dettare le scelte future in un territorio devastato da conflitti, invasioni, conflitti tribali ed etnici, sottomesso al Grande Gioco di attori esterni. Britannici, russi, cinesi, occidentali, indiani, iraniani, pachistani, qaedisti, leader locali e clan si portano sulle spalle un pezzo di responsabilità per quanto è avvenuto. Nessuno è innocente.
24.10.2020


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