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I farmaci anti-Covid, i risultati e le dosi per la Svizzera
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La gara dei 120 vaccini
per garantire la sicurezza
ROBERTA VILLA, MEDICO DIVULGATORE


La corsa sanitaria, economica e perfino geopolitica per ottenere un vaccino efficace e sicuro contro la pandemia da Covid-19 vede oggi in gara più di 120 prodotti, una cinquantina dei quali è già oggetto di sperimentazione sugli esseri umani. I due candidati su cui ha puntato il governo svizzero sono tra i cavalli che conducono la gara, ma nessuno può sapere con esattezza se e quando arriveranno al traguardo. Né possiamo ragionevolmente sperare che l’entrata sul mercato di un primo vaccino permetta da sola di girare l’interruttore che ha messo gran parte del pianeta in stand-by.
Il primo vaccino prenotato dalla Svizzera, quello prodotto da Moderna, e quello oggetto di un accordo più recente, messo a punto da Astrazeneca, si trovano infatti nel gruppo di testa, tra i favoriti, ma gli esperti mettono in guardia: non saranno una bacchetta magica. I vaccini potranno contribuire a mitigare gli effetti della pandemia, ma, soprattutto i primi, non basteranno a rimuovere tutte le limitazioni imposte dall’irrompere di Sars-Cov-2 nella nostra vita. Dai dati finora emersi, infatti, nessuno dei vaccini attualmente in fase avanzata di sperimentazione sembra in grado di bloccare la trasmissione del virus, e quindi rallentare la sua diffusione. Quello che si chiede loro, per ora, è di ridurre l’incidenza dei sintomi. La protezione che conferiranno potrebbe durare pochi mesi, per cui potrebbero richiedere richiami successivi.
Nelle prime due fasi della sperimentazione si è cominciato a verificarne la sicurezza e a stabilire dosi e modalità di somministrazione su un numero più ristretto di persone: prima alcune decine, poi alcune centinaia. In quest’ultima tappa, la fase 3, i candidati vaccini sono invece somministrati a decine di migliaia di persone, messe a confronto con altrettante a cui si fa un’altra iniezione, in genere contenente un altro vaccino noto, senza che nessuno sappia chi riceve l’uno o l’altro.
Solo a distanza di qualche settimana si apriranno le buste e si vedrà se nel gruppo che ha ricevuto il candidato vaccino anti covid si è verificata meno della metà delle infezioni riscontrate nel gruppo di controllo. In questo caso il prodotto sarà considerato efficace. Nel frattempo si sorveglia anche la comparsa di effetti indesiderati: anche la loro frequenza potrà essere messa a confronto nei due gruppi, per capire quali sono da ricondurre al nuovo prodotto e quali no.
Per trarre queste conclusioni ci sono quindi tempi obbligati: quelli per trovare e reclutare i volontari e quelli necessari ad avere un numero di infezioni che consenta un confronto che abbia significato dal punto di vista statistico, così da non poter essere attribuito solo al caso. Solo quando questo periodo sarà passato, dai dati pubblicati sulle riviste scientifiche, analizzati e sottoposti alle agenzie regolatorie per l’approvazione, si potrà dire se e quanto i nuovi vaccini sono efficaci e sicuri.
Sia l’Agenzia europea dei medicinali (Ema), sia la svizzera Swissmedic, si stanno impegnando per accelerare il più possibile i passaggi necessari, senza compromettere l’accuratezza del loro esame. Entrambe, per esempio, invece di aspettare la fine della sperimentazione clinica per esaminare l’intero dossier, stanno cominciando a valutare i dati ottenuti nelle fasi preliminari.
Anche le aziende si stanno portando avanti con la produzione, sperando che il vaccino alla fine passi le prove, e sia così immediatamente disponibile, almeno per una prima fornitura. La Svizzera ha già prenotato 4,5 milioni di dosi da Moderna e 5,3 milioni di dosi da Astrazeneca, per una spesa totale di 300 milioni di franchi. Calcolando che ogni persona dovrà riceverne due dosi successive, se entrambe le sperimentazioni si concluderanno con successo questo primo sforzo sarebbe già sufficiente a coprire più della metà della popolazione elvetica.
31.10.2020


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