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I nuovi rapporti fra Ue e gli Stati Uniti da Biden
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L'Europa pronta
a restare al traino


A BRUXELLES
L’Europa pronta a stare al traino
Lorenzo Robustelli da Bruxelles

L’Unione europea ha deciso di osservare in silenzio e reagire all’unisono alle presidenziali statunitensi, per evitare il rischio di accuse di partigianeria e per mostrare l’unità dei Paesi membri. Appresi gli annunci dei Network televisivi Usa, dopo un giro di telefonate, il presidente del Consiglio Charles Michel e la presidente di turno dei Ventisette Angela Merkel hanno detto "sì, Joe Biden ha vinto" e alle 19.00 del 7 novembre è partito un (quasi) corale "evviva!". Forse il primo a reagire è stato il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, che si era preparato un video per salutare il nuovo presidente di un Paese "grande alleato, con il quale abbiamo fatto tanta strada". Tanta ne vuol fare ancora Sassoli, dopo che il cammino si era arenato: "Con la pandemia, per la prima volta Ue e Usa affrontano una sfida globale senza una visione comune, dando una risposta meno efficace".
A Bruxelles ci si aspettano rapporti più distesi con Washington. Un nuovo inizio per gli impegni sul multilateralismo, il clima, la sicurezza, il ruolo della Nato, che gli anni di Trump alla Casa Bianca avevano destabilizzato. Ma lo choc di quella imprevista presidenza, la certezza che gli Usa avranno ancora da risolvere tanti problemi interni, hanno reso chiaro che l’Unione non potrà essere più al traino degli Usa e dovrà costruire una sua più robusta posizione nel mondo.


IN GERMANIA
Merkel si fida dell’anziano nuovo leader
Stefano Vastano da Berlino

Il 9 novembre. Angela Merkel ha scelto una data simbolica per i suoi auguri a Joe Biden, il 46° presidente americano. "La vergogna del 9 novembre 1938", ha ricordato la Kanzlerin, l’inizio cioè dei progrom e della Shoah; e il 9 novembre 1989, la caduta del Muro di Berlino. Un evento "che non sarebbe stato possibile senza la fiducia degli americani", ha aggiunto Merkel. Ed è proprio il "Fattore-Fiducia" su cui la cancelleria ha insistito: Biden ha decenni di esperienza politica alle spalle e "conosce bene la Germania e l’Europa", ha sottolineato Merkel. A differenza del più scontroso Trump, con Biden ci sono presupposti migliori "per affrontare le sfide della nostra epoca", a partire dalla crisi della pandemia. Anche per le due altre emergenze globali - lotta al terrorismo e riduzione del C02 -  Germania e Europa possono trovare in Biden e Kamala Harris partner più affidabili. Non per niente Olaf Scholz, ministro delle Finanze della Spd, vede profilarsi "un capitolo più interessante nelle relazioni transatlantiche". Ed Heiko Maas, ministro degli Esteri della Spd, sogna ora "un New Deal" fra gli Usa e il Vecchio Continente. Sarà. Ma anche nell’era Biden la Germania dovrà spendere di più in sicurezza e nella Nato. E in politica energetica risolvere la questione di Nord Stream 2, la nuova pipeline sul Baltico. Invisa a Washington sia ai republicani che ai democratici.


IN GRAN BRETAGNA
La prima "giravolta" Johnson
Alessandro Carlini da Londra

I rapporti diplomatici e internazionali fra Gran Bretagna e Stati Uniti non sono certo in discussione dopo le movimentate elezioni presidenziali americane: la "special’relationship" è destinata a durare. Ma il premier britannico Boris Johnson si trova costretto a ricalibrare, e di molto, la sua intesa con Washington dopo l’uscita di scena del presidente repubblicano Donald Trump e l’arrivo del democratico Joe Biden alla Casa Bianca. Bojo, leader uso a giravolte anche improvvise, è stato fra i primi a congratularsi col neo eletto presidente, dimenticandosi ben presto della sua visione comune su molti punti con Trump.
Ma ci sono ragioni di attrito col nuovo leader Usa che potrebbero ben presto emergere. Prima fra tutte la Brexit. In Trump, brexiteer di complemento persino provocatorio, Johnson aveva trovato comunque una sponda o almeno uno spauracchio da provare ad agitare al tavolo negoziale con Bruxelles. Biden al contrario ha già lasciato chiaramente intendere di non gradire una rottura traumatica fra la Gran Bretagna e i 27.
Ci sono però anche diversi punti di convergenza tra Bojo e Biden: la linea da adottare sui cambiamenti climatici e la prospettiva di un alleggerimento delle tensioni in seno alla Nato, l’ipotetico rientro degli Stati Uniti nell’accordo sul nucleare con l’Iran e una minore conflittualità con la Cina.


IN FRANCIA
Macron crede in relazioni molto strette
Paolo Levi da Parigi

Rilanciare le relazioni tra Europa e Stati Uniti dopo gli anni del grande freddo segnato da Donald Trump. La Francia si aspetta da Joe Biden la "reinvenzione delle relazioni transatlantiche", il rientro di Washington negli accordi sul clima di Parigi, nonché la "conferma" dell’impegno militare bilaterale per combattere la minaccia jihadista islamica nel Sahel. Martedì, Macron ha chiamato per la prima volta il presidente eletto degli Stati Uniti "per congratularsi con lui. Avremo molto da fare insieme per promuovere priorità condivise, clima, salute globale, sicurezza internazionale e un’efficace azione multilaterale", ha detto. Biden ha assicurato di voler "rendere nuovamente dinamiche le relazioni bilaterali e transatlantiche, in particolare, attraverso la Nato e l’Ue",  due istituzioni spesso ignorate se non malmenate da Donald Trump. Malgrado un marcato entusiasmo per la vittoria del candidato democratico, a Parigi prevale la cautela. "Non torneremo ai beitempi delle relazioni transatlantiche - ha avvertito il ministro degli Esteri, Le Drian - Il mondo è cambiato negli ultimi quattro anni. E ciò che è cambiato è molto sostanziale: l’Europa ha affermato la sua sovranità nel campo della sicurezza, nel campo della difesa e nel campo dell’autonomia strategica. In questi ultimi quattro anni - ha aggiunto - l’Europa ha perso la sua ingenuità ed ha cominciato ad affermarsi come potere".


IN ITALIA
"Giuseppi" rimarrà sotto controllo
David Allegranti da Roma

"Non vediamo l’ora di lavorare fianco a fianco sulle grandi sfide dei nostri tempi", ha detto il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, salutando la vittoria di Joe Biden. "Giuseppi", come lo chiamava Donald Trump, ha però perso un alleato alla Casa Bianca. Un rapporto nato durante il primo esecutivo Conte, quando ancora Lega e M5s governavano insieme. Oggi i più sollevati dalla vittoria di Biden sono i Democratici italiani guidati da Nicola Zingaretti, che insieme ai populisti del M5s formano la maggioranza che regge il Conte 2. Biden è un centrista e a differenza del suo predecessore non sembra intenzionato ad avere cattivi rapporti con l’Unione Europea. Anzi, le relazioni fra gli Stati Uniti e l’Ue dovrebbero migliorare e Biden potrebbe essere più vicino all’Italia nel sostenere la ripartenza europea dopo gli sconquassi socio-economici della pandemia. Certo, l’Italia resta comunque un Paese sotto osservazione: in questi mesi è stata oggetto di forti attenzioni e pressioni mediatiche da parte di Paesi con cui gli Stati Uniti non hanno buoni rapporti, si pensi alla Russia. Probabilmente, gli americani vorranno vederci chiaro, vista la composizione dell’alleanza di governo di Conte, in parte costituita da populisti. Altro punto: dovrebbero migliorare i rapporti fra l’amministrazione americana e il capo dello Stato italiano Sergio Mattarella.
14.11.2020


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