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Domande e risposte sulle cure anti-Covid in arrivo
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Tempi, efficacia, sicurezza
...come saranno i vaccini
ROBERTA VILLA, MEDICO DIVULGATORE


Ormai lo si è capito. Soltanto un vaccino riuscirà a stroncare la virulenza del coronavirus. I big dell’industria farmaceutica da mesi sono al lavoro ma gli interrogativi sono ancora molti. Il Caffè cerca di dare alcune risposte.

Quale vaccino stiamo aspettando?
Ci sono più di un centinaio di vaccini in studio, una cinquantina già in sperimentazione sugli esseri umani e una dozzina nella fase finale di questa sperimentazione. Non ci sarà quindi un solo vaccino, ma diversi prodotti che potranno avere caratteristiche leggermente diverse e che arriveranno in successione nei prossimi mesi. I primi saranno prodotti con tecniche innovative: alcuni sono basate sull’iniezione di mRNA, una molecola che fornisce alle cellule dell’organismo le istruzioni per produrre da sole il proprio vaccino; altri sono creati con metodi di ingegneria genetica a partire da altri virus (soprattutto gli adenovirus del raffreddore). Alcuni potranno ridurre il rischio di manifestare sintomi o di sviluppare forme gravi, ma forse non saranno in grado di bloccare l’infezione, cioè la trasmissione di Sars-CoV-2 da una persona all’altra. Questo tipo di vaccino potrà ridurre il carico sui servizi sanitari, ma non contrastare la diffusione della pandemia, per cui accanto alla vaccinazione occorrerà mantenere almeno alcune misure di contenimento del contagio. Altri vaccini in arrivo invece potrebbero essere in grado di ottenere anche questo risultato, che permetterebbe di garantire un’immunità di gruppo anche a chi non è ancora vaccinato

Quando arriverà?
I primi vaccini dovrebbero terminare la sperimentazione su decine di migliaia di volontari entro novembre. Le autorità regolatorie già stanno cominciando a esaminare i dossier relativi alle fasi preliminari della ricerca. Se i dati di sicurezza ed efficacia le convinceranno rapidamente, le prime forniture potrebbero cominciare ad arrivare ai governi che le hanno prenotate già a cavallo tra la fine dell’anno e l’inizio del 2021. Le prime dosi non saranno comunque sufficienti per una distribuzione a tappeto, che proseguirà per tutto il prossimo anno e potrebbe protrarsi anche nel successivo.

A chi sarà dato per primo?
Ogni governo sta preparando un piano per la distribuzione dei vaccini, stabilendo le proprie priorità: in genere si ritiene che le prime dosi dovrebbero essere date al personale sanitario, in particolare quello più esposto, alle forze dell’ordine e a chi svolge professioni di pubblica utilità a contatto con il pubblico. In seconda battuta, la vaccinazione si dovrebbe estendere alle categorie più a rischio per età o coesistenza di altre malattie. Solo a questo punto si potrebbe vaccinare il resto della popolazione. Questa strategia generale potrebbe però cambiare in relazione alla capacità dei diversi vaccini di proteggere meglio i giovani o gli anziani, di evitare forme gravi o bloccare l’infezione.

Sarà sicuro?
Alcuni si preoccupano del fatto che i primi vaccini in arrivo sono stati prodotti con tecnologie innovative su cui abbiamo poca esperienza. In particolare, non è mai stato approvato prima per uso umano un vaccino a mRNA, come quello Pfizer/BioNtech di cui i risultati preliminari resi noti settimana scorsa mostrano un’efficacia del 90% circa e quello di Moderna che gli è seguito a ruota. Al di là del fatto che per loro natura questi vaccini dovrebbero essere ben tollerati, nelle prime fasi di sperimentazione non è stato segnalato nessun evento indesiderato di rilievo. Anche per gli altri prodotti in sperimentazione per il momento non si rilevano preoccupazioni particolari, anche se solo quando avremo i dati sulle decine di migliaia di persone che li hanno ricevuti, e sarà passato un certo tempo dal momento dell’inoculo, si potranno trarre conclusioni più fondate.

Per quanto tempo durerà la sua protezione?
La durata della reazione immunitaria all’infezione naturale da Sars-CoV-2 non è ancora nota. Molti studi hanno riportato un calo degli anticorpi comune in alcuni pazienti dopo poche settimane dalla malattia, altri hanno chiamato in causa la persistenza di una risposta di diverso tipo, basata sulla preparazione di cellule di tipo T. La dimostrazione di diversi casi in cui persone che hanno sicuramente contratto il virus nella prima ondata si sono poi riammalate nella seconda ha avanzato ulteriori dubbi sulla durata di questa protezione. Se questo vale per l’infezione naturale, tanto meno si può sapere quanto a lungo potrà durare l’immunità indotta dal vaccino. La pandemia circola da troppo poco tempo per poter dire di più.

Tornerà tutto come prima?
La buona efficacia che sta emergendo dai dati preliminari dei primi vaccini fa ben sperare, ma ci sono ancora molti aspetti su cui aspettiamo risposte: per mettere sotto controllo la pandemia occorrerà un prodotto capace di bloccare la trasmissione del virus (vedi sopra), ma sarà indispensabile anche che venga distribuito alla maggior parte possibile della popolazione mondiale. Per questo gli Stati si stanno impegnando ad acquistare una quota di dosi da donare ai Paesi a più basso reddito. Non solo per altruismo, ma anche perché, finché il virus potrà circolare liberamente in qualche parte del mondo, sarà sempre possibile che torni nel nostro Paese o che muti, diventando più aggressivo o resistente ai vaccini esistenti.
21.11.2020


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