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Il 20 gennaio si inaugura l'era del nuovo presidente Usa
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La nuova america di Biden
pronta per l'anno prossimo
ALESSANDRA BALDINI DA NEW YORK


Tra videoclip satirici che vedono Donald Trump rimosso a viva forza dallo studio ovale, il prossimo 20 gennaio per l’America e per il mondo si inaugura l’era Joe Biden. Il calendario politico fissato dalla costituzione è inesorabile e allo scoccare del mezzogiorno di quel giorno si consumerà il passaggio di poteri: rito pluricentenario della democrazia a stelle e strisce che le intemperanze di Trump per minare il sistema dopo la sconfitta del 3 novembre non hanno fortunatamente messo a rischio.
Risolte come da calendario entro l’8 dicembre le varie dispute, sancita il 14 dicembre l’elezione di Biden e della sua vice Kamala Harris dai 538 grandi elettori, quella del nuovo presidente sarà comunque una transizione a scartamento ridotto. Con l’incognita di dove sarà effettivamente Trump il 20 gennaio (la tradizione vorrebbe una cordiale stretta di mano sulla soglia della Casa Bianca), la pandemia da Covid ha imposto che i festeggiamenti del nuovo presidente avvengano in formato quasi completamente virtuale. Il coronavirus avrà già pesato il 3 gennaio anche sull’insediamento del nuovo Congresso. Deputati e senatori (compresi i neo-eletti) giureranno a mezzogiorno con 17 giorni di anticipo sul presidente.    
Ma c’è un’altra scadenza veramente molto importante che precede l’ingresso di Biden a 1600 Pennsylvania Avenue: il 5 gennaio si vota di nuovo in Georgia e l’elezione suppletiva per due nuovi senatori determinerà se "zio Joe" sarà un presidente con veri poteri o un’"anatra zoppa" ancor prima di cominciare. In virtù di un’arcaica regola dello Stato che prevede un tetto di oltre il 50% dei voti per garantire la vittoria nell’Election Day, due repubblicani uscenti, Kelly Loeffer e David Perdue, se la dovranno vedere una seconda volta contro gli sfidanti Dem Raphael Warnock, popolare pastore della chiesa di Atlanta dove predicava Martin Luther King, e Jon Ossoff. Se Warnock e Ossof dovessero farcela (più probabile per il primo che per il secondo), il partito della nuova Casa Bianca conquisterebbe la maggioranza al Senato oltre a quella già raggiunta alla Camera. Non succedeva dal primo biennio di Barack Obama.
Per Biden l’inizio del mandato sarà anche l’occasione per mandare il messaggio della svolta politica: il ritorno degli Usa nell’accordo di Parigi sul clima sarà uno dei primi atti del nuovo presidente e così la revoca del ritiro da altri importanti fori internazionali a cominciare dal Who da cui Trump era clamorosamente uscito in piena pandemia.
Intanto la transizione continua e così le nomine: la squadra di governo sarà al completo con l’ingresso di Deb Haaland, la prima nativa americana ministro dell’Interno, il dicastero che negli Usa si occupa di parchi nazionali e territorio. Dopo che a fine novembre la capo della General Services Administration Emily Murphy si è decisa finalmente a riconoscere Biden come vincitore alle elezioni, dovrebbe presto uscire il sospirato "Plum Book" in cui sono elencate le circa 9000 poltrone della prossima amministrazione che non rientrano nei quadri del Civil Service, la burocrazia di stato. Un terzo di queste posizioni sono di stretta nomina politica e verranno assegnate a democratici. Molte, come quelle dei ministri, sono soggette al voto di conferma del Senato.
19.12.2020


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