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Gli esuli cileni in Ticino ricordati da Dario Rivoir
"Assurda l'ostilità
di Berna"
EZIO ROCCHI BALBI


"Il passaggio di consegne fra il parroco Koch e mio padre avvenne su un tavolo di sasso di un grotto a Vogorno. Ma il vero protagonista dell'intera vicenda non fu mio padre, Guido Rivoir, ma la grande organizzazione, l'impegno corale che animarono tutto il Ticino". Si schernisce il 73enne Dario Rivoir, che si ritrovò al fianco del papà, il pastore valdese Guido, considerato il leader dell'intera operazione "Posti liberi".
"In realtà era la figura di riferimento per i suoi solidi contatti in Cile, in Argentina e nel nord Italia - racconta-, per tacere delle posizioni 'scomode' che aveva sempre saputo assumere. Del resto dal '25 al  '35 ha vissuto in Sudamerica, tre dei miei fratelli sono nati in Uruguay. Ritornato in Italia era stato mandato in 'castigo' a Lugano".
Come ha reagito ai divieti di Berna?
"L'ostilità di Berna era assurda, mio padre si scagliò contro Kurt Furgler, ma alla fine la solidarietà e il coinvolgimento furono così generali che in fondo ignorammo divieti e denunce".
Davvero otteneste un 'salvacondotto' popolare così grande?
"Sì, la rete che s'era creata era magnifica, un'iniziativa che dubito sia riproducibile oggi. Addirittura il Gran Consiglio all'unanimità decise di versare la diaria, poi arrotondata a 10mila franchi, come sostegno alla nostra azione".
Un'iniziativa senza colore politico?
"L'origine ecumenica dell'azione è indiscutibile. Ma la solidarietà, l'impegno hanno visto coinvolte decine e decine di famiglie di ogni colore politico.  Tantissimi aprirono le porte delle loro case agli esuli, altri collaborarono o finanziarono, in quel Ticino di cui si può essere orgogliosi".
25.08.2013


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