Vigne sempre più a rischio per parassiti e cambi climatici
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La tentazione Ogm
per il vino ticinese
CLEMENTE MAZZETTA


Non solo i vini italiani, sono in pericolo anche quelli ticinesi. Nelle vigne, a causa dei cambiamenti climatici, con il caldo e la scarsità di pioggia, sono arrivate malattie parassitarie vecchie e nuove. Dalla peronospora, che secca foglie e grappoli, all’oidio, che infetta gli organi verdi della pianta. Le alte temperature favoriscono l’aumento degli insetti, principali vettori di malattie, e di funghi che producono più generazioni infettanti rispetto alla normale diffusione della malattia. Il recente appello di Angelo Gaja, famoso viticoltore piemontese,  che ha pubblicamente chiesto di autorizzare le nuove tecniche genetiche per rendere più resistenti le vigne, ha così messo in subbuglio il mondo vitivinicolo.
"Certo, per il Merlot, che ha più di cento anni, in passato non era necessario combattere con tutte queste malattie che si sono sviluppate non solo per l’aumento delle temperature, ma anche per altri fattori", spiega Giuliano Maddalena, presidente della Federviti. "Ci sono vitigni più sensibili alle malattie, come lo Chardonnay. Ma anche il Merlot, che è il vitigno principe del Ticino, sta soffrendo". Quanto alla possibile soluzione con vitigni Ogm più resistenti, Maddalena osserva: "Non so se risolverà il problema. So che sono stati fatti alcuni esperimenti da Agroscope, il centro di competenza della Confederazione per la ricerca agronomica, che ha realizzato dei vitigni più resistenti attraverso incroci di vite europee".
Comunque in Svizzera fino al 2017 resterà in vigore la moratoria che impedisce la coltivazioni di organismi geneticamente modificati (Ogm). "Siamo confrontati con nuove malattie, come la Drosophlia suzukii che ha infestato le vigne l’anno scorso a causa dell’umidità, con la quale dovremo convivere anche in futuro, o con la flavescenza dorata. Si tratterà di trovare gli antidoti per combattere queste malattie come è stato fatto con la peronospora e l’oidio", conclude Maddalena.
Del resto è noto che proprio per contrastare gli effetti  della filossera, che nell’ ‘800 devastò le vigne  europee, fu creata in Ticino la cattedra ambulante di agricoltura. In pochi anni si sostituì la vite americana con quelle locali e con una sperimentazione si diede avvio alle varietà del Merlot assieme a quelle di origine francese e italiane. "Con l’attuale moratoria, l’Ogm non è un’opzione  possibile in Svizzera, ma neanche in Europa se non a livello sperimentale", puntualizza Matteo Bernasconi, responsabile per la viticoltura dell’Ufficio consulenza agricola del Ticino. "Ma se in viticultura non è stato ancora preconizzato l’uso degli Ogm per lo sviluppo di varietà resistenti - aggiunge Bernasconi -, si stanno da tempo studiando altre vie, incroci multipli con varietà che possono essere più resistenti. Agroscope ha proprio ottenuto un ibrido che si chiama Divico, omologato un paio d’anni fa".
Nel 2013 Agroscope ha infatti presentato il primo vitigno rosso dotato di un’elevata resistenza alla peronospora, all’oidio e al marciume grigio, la cui qualità dei vini si avvicina a quella del Gamaret, che a sua volta è un incrocio ottenuto nel 1970 da André Jaquinet nel laboratorio federale di ricerche agronomiche di Changins. Divico, da tempo chiamato con il nome in codice "Irac 2091", è frutto di un incrocio tra Gamaret e Bronner. "Questo nuovo vitigno è più resistente ai parassiti, e a differenza di altri ibridi del passato, ha delle caratteristiche organolettiche più spiccate, più simili ai vitigni europei", precisa Barnasconi.
Un vino in sintonia col gusto ticinese e che potrebbe incontrare anche quello degli otto svizzeri su dieci che dichiarano di non gradire la presenza di Ogm negli  alimenti. "Mentre nella parte latina dell’Europa si ricerca prevalentemente la marca, il nome del vino, a nord, come in Germania,  c’è più sensibilità ecologica, in poche parole si predilige la produzione senza l’aiuto di fitosanitari", osserva Bernasconi, che ricorda come  le  le varietà tradizionali dei vini più conosciuti nel mondo, italiani e francesi, siano suscettibili agli attacchi dei principali parassiti:  "Pertanto con questi gusti, se non si riuscirà ad avere ibridi resistenti con le stesse qualità organolettiche dei prodotti più richiesti, inevitabilmente si andrà sulla strada tracciata dal produttore piemontese".
17.01.2016


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