In Ticino alla ricerca di parole nuove come "petaloso"
Straparlando in classe
a colpi di neologismi
EZIO ROCCHI BALBI


Prima che una parola venga ammessa nel salotto buono dei dizionari deve raggiungere nell’uso una diffusione certificata, ma "petaloso" coniato dal linguista in erba Matteo, 8 anni, ha avuto un successo mediatico tale, e un’eco così vasta sui social, che è probabile appartenga ormai al nostro bagaglio culturale. Anche perché l’aggettivo inventato dal bambino di 3a elementare di Copparo, in provincia di Ferrara, è stato sdoganato - grazie alla segnalazione della maestra Aurora, reticente nel considerarlo un errore - dall’Accademia della Crusca, massima autorità della lingua italiana.
Grazie a "petaloso", comunque, tutti si son ricordati di quante parole inventate, soprattutto dai bambini, diventano d’uso in famiglia, tra amici, e  a scuola dove spesso nascono da candidi quanto incolpevoli strafalcioni. E basta aggirarsi tra i banchi delle elementari in Ticino per scoprire che la fantasia linguistica non manca. "Il neologismo più bello che mi è capitato di sentire recentemente è ‘giraluna’, indicato come cugino del girasole", dice la docente Adriana Pedrazzini, che in quarant’anni d’insegnamento, ne ha sentite di tutti i colori.  Tra parentesi molti di questi termini sono comprensibili solo dai piccoli, al punto che i maestri non capiscono se siano stati inventati o derivati da "slang" in uso tra i personaggi dei cartoni animati. Chissà che vorrà dire "spriccicante" o "spatarango"... "I bambini a volte fanno ragionamenti e collegamenti d’idee sorprendenti,  e la creatività non manca - aggiunge il maestro bleniese Manuel Notari -. Poi è difficile individuare le parole influenzate dai vari dialetti, ma in fondo è simpatico  sentir chiamare ‘pome’ le mele o ‘carotole’ qualsiasi verdura o minestra di color arancione".
Secondo i docenti, in ogni caso, i bambini che leggono di più sono quelli che più si inventano nuove parole. "E fortunatamente stiamo assistendo ad una ripresa della passione verso la lettura -conferma Paola Ernst, maestra da diversi anni -. E questo aiuta, incrementando la conoscenza di altre parole che sostituscono, o s’aggiungono,  alle influenze dialettali che vanno via via sparendo". Un vuoto lessicale che viene ampiamente colmato da parole straniere, che spesso si mescolano ai vocaboli italiani con effetti divertenti. "Spuntano dei bei termini, non meno simpatici e musicali di ‘petaloso, ma quando capitava a uno dei miei allievi lo correggevo semplicemente con un sorriso, senza per questo scrivere all’Accademia della Crusca - commenta Maurizio Colombi, docente elementare in pensione di Tegna  -. Anche se certi termini come ‘scarpusciato’, usato al posto di inciampare, o ‘pedriollo’ per imbuto bisognava correggerli quasi a malincuore. Eppure ogni tanto è  bello sdoganarne qualcuno, che potrebbe entrare nella parlata comune". Il guaio è che, per quanto simpatici e divertenti, certi neologismi sui quaderni dei bambini spesso nascono dallo storpiamento di termini esistenti.
"Potrei scrivere un capitolo su tutti i falsi derivati che strappano una risata in classe - ammette una maestra elementare del Grigioni italiano -. Un cuscino di piccole dimensioni diventa ‘cuscinetto’ e un minuscolo tacco di scarpa un ‘tacchino’...". Senza arrivare alla raccolta di strafalcioni che ha reso celebre, con "Io speriamo che me la cavo", il maestro elementare Marcello D’Orta, anche il docente di Maggia Aron Piezzi suggerisce di valorizzare i neologismi degli allievi: "Anche perché ciò permette di aprire un dibattito sulla lingua italiana, e per una volta che un ‘petaloso’ si trasforma in un dibattito costruttivo, non lamentiamoci - conclude -. Correggiamo sì gli  allievi, ma non frustriamo la loro fantasia; sarebbe un errore imperdonabile".
28.02.2016


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