Da Mogadiscio alla Svizzera grazie alla lingua italiana
"Pirandello? Scoperto
a scuola in Somalia"
ADDEI SIDI


Mi ricordo che quando si arrivava a scuola, era una scuola pubblica, una volta superato il cancello era proibito parlare il somalo, che non era una lingua scritta, era una lingua parlata. Ai miei tempi, quando andavo a scuola lì, tutto era in italiano: la storia, la geografia, io ho imparato più sull’Italia e in italiano che la lingua somala. Per esempio la letteratura e queste cose le ho imparate più in italiano che in somalo. Anche autori classici, per esempio, non so, Pirandello. Ogni tanto mi piace anche rileggere un po’ le antologie".
"Allora, a casa mia mamma preferiva che si parlasse il somalo, sennò non avevamo nessun altra occasione di parlarlo. Poi io ho partecipato anche alla campagna di alfabetizzazione della lingua somala. Eravamo una piccola scuola, però siamo andate nel nostro quartiere a insegnare alla gente a leggere e a scrivere in somalo. E il somalo l’hanno scelto con i caratteri latini, l’alfabeto latino e non era difficile da imparare a scrivere siccome io lo parlavo già. E dopo hanno tradotto tutti i libri di scuola in somalo e hanno continuato le scuole in somalo. Però ai miei tempi, quando andavo a scuola lì, tutto era in italiano".
"Dunque ho questa doppia appartenenza, il somalo a casa e l’italiano a scuola. Però siccome con tutti i miei fratelli e le mie sorelle eravamo nella stessa scuola, si mischiava. Non si rispettava proprio il limite dello spazio, né del tempo; per questo anche ora parlo metà somalo e metà italiano con i miei fratelli e sorelle. Ho vissuto sempre questa doppia identità: metà una lingua e l’altra metà un’altra lingua".
"In famiglia eravamo otto, dunque ho quattro sorelle e tre fratelli, ora sono dappertutto nel mondo. C’è mio fratello che è in America, ho un fratello in Italia, un altro fratello in Olanda, un’altra sorella… ecco insomma un po’ dappertutto. Il fatto è che nel Paese le cose erano un po’ complicate, c’era una dittatura militare, poi c’è stata la guerra. Adesso non ci sono né scuole italiane, né altre scuole perché le scuole sono state distrutte".
07.05.2017


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