La testimonianza del presidente Unia sull'italianità
Lettere e telefonate...
la xenofobia riemerge
VANIA ALLEVA


Quello che è evidente è che in Italia la sensibilità per la lingua straniera è molto meno marcata. Per esempio, io al liceo ho imparato l’inglese ma ero una frana e in Italia mi rendevo conto che il mio inglese era molto migliore di quello delle mie compagne che pure erano brave nel loro contesto e dunque questa differenza l’ho vista e credo che lì l’insegnamento sia molto peggiore di qua, questo credo si possa dire. Se stai una giornata nel mio dipartimento ad Unia, cambi lingua in un giorno mille volte dal francese, al tedesco, all’italiano però da qui a dire che è una cosa presente in tutta la società non è così. Cioè per chi non lavora in organizzazioni a dimensione nazionale è molto meno diffusa la differenza linguistica e per coloro che non hanno fatto percorsi scolastici superiori le conoscenze linguistiche sono molto minori. Già mio fratello minore, che ha fatto la Realschule, ha competenze linguistiche diverse, sì è bilingue, vive in Italia da tanti anni, ma il suo francese, ad esempio era davvero di livello molto diverso. Certo se fai un normale viaggio in treno di sole due ore, chiaro, vedi gente che sale, che parla lingue diverse, poi questo non ti porta automaticamente a conoscere l’altro. Per esempio mio marito, che è cresciuto a Zurigo in un quartiere di svizzeri, da una famiglia, cosa piuttosto insolita, di soli svizzeri, anche nella sua classe erano tutti svizzeri, e non in periferia, ma ad Albisrieden e lui, il primo contatto con uno straniero o di lingua diversa lo ha avuto, per dire, al liceo, ecco; o quando c’è stata la prima famiglia tamil che è andata ad abitare là, perciò dipende. Oppure mio suocero, percorso scolastico classico e artigiano che lavora per conto proprio, ecco, indipendente; con i clienti credo che se gli capitava qualche volta un cliente svizzero francese era davvero un dramma. Adesso con la posizione politica che ho, mi rendo conto anche di quanto xenofobo sia questo Paese, certo non capita spesso, ma ricevo a volte telefonate o lettere anonime del tipo "vattene via, tornatene a casa, vai a difendere queste cose in Italia non qua; metta a posto casa sua prima", cose così. E anche con le ultime votazioni di febbraio, insomma, abbiamo capito l’aria che tira".
07.05.2017


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