La Germania celebra i 500 anni dalle "95 tesi" del teologo
Tutta la modernità
di Martin Lutero
STEFANO VASTANO DA BERLINO


Il trenino - è su ruote e color verde mela - ha appena portato un’altra vagonata di turisti sul piazzale della mastodontica Schloß Kirche. Siamo nella "Luther Stadt", a Wittenberg, amena cittadina di 43mila abitanti a 100 km da Berlino. È qui, sulla porta della Chiesa del Castello, che 500 anni fa Martin Luther affisse le sue "95 Tesi" contro il traffico delle indulgenze praticato da una corrottissima Chiesa cattolica e, nella frastagliata Germania di allora, da ingordi Vescovi-principi. Da quel giorno - era il 31 ottobre 1517 e Luther un 34enne docente di teologia - la cristianità si spaccò in due, e la storia d’Europa pure. Al Nord, le chiese riformate di Lutero e Calvino o anglicane. E al Sud i "vecchi cattolici" fedeli all’infallibilità del Papa e alla sua Chiesa apostolica e romana. Ma, dopo la rivolta di Lutero, non più "una". Davanti a quella fatale chiesa i turisti ne ammirano ora le 95 Tesi scolpite sul leggendario portone. "Come potete notare - dice la guida, un anziano volontario - sopra alla porta c’è l’immagine del Crocifisso e, accanto alla Croce, solo Lutero e il suo fedele amico Melantone".
In quella immagine in effetti, sullo sfondo dorato del Reno e di Wittenberg, non vediamo nessuna Maria, nessun apostolo, nessun Santo. E questo perché per Lutero, spiega la guida ai turisti, "solo ed unicamente la fede e la Bibbia contano per il fedele nel suo rapporto con Dio". Un modo spicciolo, ma efficace per spiegare quel "sacerdozio universale" con cui Lutero si liberò con un colpo di spugna della funzione di preti e vescovi, e poi di monaci e persino del pontefice a Roma con la sua radicale Riforma della religione. "La teologia di Lutero - spiega il filosofo Peter Sloterdijk - ha ridotto i sacramenti a due, il battesimo e l’eucarestia, e ha soprattutto tolto il Purgatorio dall’al di là cambiando così il senso della vita, delle colpe e l’ethos del lavoro".
È per celebrare questa totale inversione di marcia, sia etica che politica, che il Paese della Merkel ha dedicato ai 500 anni della Riforma luterana tre grandi "mostre nazionali". La prima, al Martin-Gropius-Bau di Berlino, si intitola "L’effetto Lutero": è aperta sino al 5 novembre e con oltre 500 reperti, tematizza, insieme a tutti i conflitti e guerre scatenati dalla Riforma, l’espansione globale del protestantesimo. L’altra è sino al 5 novembre nella fortezza di Wartburg - lì dove Lutero rimase nascosto per 10 mesi e tradusse il Nuovo testamento in tedesco - e ricostruisce il rapporto tra "Lutero e i tedeschi". La più bella è sicuramente "Luther und die Avantgarde" e si svolge, sino al 17 settembre, nell’ex carcere di Wittenberg. "La mostra - osserva il curatore Walter Smerling - tematizza il rapporto fra Lutero e le arti", "e quindi temi come tolleranza o dogmatismo, repressione e demagogia".
Tutti discorsi più che attuali e su cui 70 artisti internazionali (tra cui Ai Weiwei o Olafur Eliasson) riflettono incapsulando le proprie opere in una delle ex celle del carcere di Wittenberg. "Di Lutero - commenta l’artista toscana Marzia Migliora - mi ha colpito il modo in cui ha affrontato il peccato, cioè i debiti e il pentimento". Nella sua cella Migliora ha piazzato un inginocchiatoio davanti a pareti colme di cassette di sicurezza di una banca. Siamo schiavi dell’economia (più o meno fallimentare) delle banche o della religione? L’altra artista italiana Monica Bonvicini ha invaso la sua - con una cascata di tubi al neon - di luce accecante. "Segno dell’illuminazione religiosa - dice - e dei pericoli a cui il fanatismo può spingerci". Nelle librerie tedesche si sprecano i nuovi saggi, romanzi e persino fumetti dedicati "al nostro primo Postar", come il quotidiano "BZ" ha ribattezzato Lutero. Si legge in un soffio "1517", il saggio in cui Heinz Schilling ricostruisce ciò che, nel mondo, accade nel primo, fatidico anno della rivolta. Mentre Andrew Pettegree interpreta la Riforma come "La Marca Lutero", un evento cioè di cultura ‘mediale’.
L’inflazione di gadget in effetti è a dir poco impressionante. Si va dal carillon con gli inni luterani al gioco di società ("Das Luther Spiel"); dalle candele con l’effige di Lutero al pupazzetto della Playmobil (con la Bibbia tedesca in mano). Oltre alle confezioni di cioccolatini, caramelle, biscotti ed anche liquori con i volti di Martin e (della consorte) Katharina von Bora, i souvenir più inquietanti sono i "Luther Kondome", i preservativi (colorati e a 2,50 euro l’uno) ispirati alla frase più famosa del monaco ribelle: "Qui sto fermo, non posso fare altro".
18.06.2017


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