L'imprinting naturale che trasforma i bambini in lettori
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Educati all'emozione
fin dal primo libro
EZIO ROCCHI BALBI


L’"educazione all’emozione" inizia in tenera età. Storie e personaggi che escono dalla pagina scritta suscitando nei bambini identificazione ed empatia, li rassicurano, li aiutano a diventare grandi. Ed è un linguaggio che consente ai piccoli di conquistare un vocabolario sempre più ricco ed elaborato. Insomma, il primo libro non si scorda mai, anzi genera una sorta di imprinting naturale. A patto che riesca a trasformarci in lettori, e non necessariamente i "classici" dell’infanzia dei genitori saranno quelli dei figli. "I classici intergenerazionali non esistono, ma è meglio lasciare ad ogni generazione i suoi classici, destinati poi a declassarsi - commenta il docente di Letteratura Renato Martinoni (vedi intervista in pagina) sottolineando come sia indispensabile abituare alla lettura fin dalla tenera età -. Ogni generazione ha le sue figure di riferimento, da Pinocchio al Piccolo Principe; nel mio caso ricordo perfettamente come rimasi colpito da ‘Senza famiglia’ dello scrittore francese Hector Malot. Non sai bene cosa, e forse non lo scopri nemmeno quando lo rileggi da grande, ma qualcosa ti rimane dentro".
"Se parliamo di figure di riferimento so già che farà ridere, vista la mia costituzione, che il mio personaggio sia stato l’elefante de ‘Il pranzo di Babar’ di Jean de Brunhoff - confida divertito il popolare conduttore Rsi Fabrizio Casati -. Ma è vero che ti genera una sorta d’imprinting, perché i miei primi libri sono associati alla voce di mio padre, e sono convinto che abbiano contribuito al rendermi più partecipe, sociale. E non li leggevo certo per combattere la solitudine, anzi ero sempre circondato da amici, ma proprio per il piacere di condividere le vite di altri, luoghi sconosciuti che più grande, quando ho potuto, sono anche andato a visitare".
Percorso completamente diverso per Fosca Garattini, dell’Istituto svizzero media e ragazzi, che con le sue iniziative è diventato un punto di riferimento per tutto quanto attiene alla letteratura per l’infanzia e per la gioventù in Ticino. "In famiglia non c’erano grandi lettori, e la mia passione è nata da adolescente con i ‘Racconti’ di Gianni Rodari - confessa Garattini -. Passione che, fortunatamente, sono riuscita a trasmettere, non imporre, ai miei figli. Ho avuto però la fortuna di avere docenti capaci di stimolare, di trasmettere entusiasmo per i libri. Come diceva Umberto Eco la scuola è il luogo dove si fa ‘jogging mnemonico’, ma il compito di trasformare i bambini in lettori spetta sia ai docenti, sia ai genitori".
Fondamentale il ruolo dei genitori anche per l’illustratore Gionata Bernasconi, autore di diversi titoli per la collana Letture di Einaudi, tra cui il suo Samir e il Sultano fresco di stampa. "Citerei I ragazzi della via Pál di Ferenc Molnár, ma in realtà anche se non sapevo ancora leggere mi è rimasto dentro Le avventure di Cipollino di Gianni Rodari. Mia madre, tra me e il mio gemello, ce ne leggeva un capitolo ogni sera. Al di là del valore letterario, che semmai ho potuto apprezzare rileggendolo da più grande, ciò che mi è rimasto dentro è la trasmissione di un legame profondo e affettuoso: quello del tempo dedicato a me. E il tempo oggi vale più del denaro".
Insomma, se esiste una ricetta per far nascere un lettore, suscitare nei bambini l’amore per i libri, gli "ingredienti" sono pochi ma essenziali: disponibilità e pazienza del genitore, curiosità e attenzione del bambino. Ah sì, serve anche una buona scorta di libri in dispensa.

e.r.b.
25.06.2017


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