La  passione di due ex per il Lac e il Palazzo del cinema
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Masoni e Speziali,
la cultura è donna
LIBERO D'AGOSTINO


Prima di altri, loro, due donne, Giovanna Masoni e Carla Speziali, hanno capito che la cultura non è un lusso, ma un investimento per la crescita civile e sociale del Paese. Con il Lac di Lugano e il Palazzo del cinema di Locarno, hanno segnato una svolta decisiva nella politica culturale del cantone. A settembre il Lac di Lugano festeggerà i primi due anni di attività; a Locarno il prossimo agosto, con la 70esima edizione del Festival del film, sarà inaugurato il Palazzo Cinema. In un Paese soffocato dalle chiusure del "primanostrismo", è grazie anche alla tenacia di due donne, l’ex vice sindaco di Lugano e l’ex sindaco di Locarno, se il Ticino potrà ritrovare la sua vocazione internazionale.
Sarà la determinazione, sarà quella spiccata sensibilità femminile capace di allungare lo sguardo oltre il presente e pensare al futuro con più ottimismo, fatto è che "le donne quando vogliono qualcosa hanno una marcia in più" come notava qualche mese fa Marco Solari, presidente del Festival del film, commentando soddisfatto i lavori per il Palacinema. Un investimento di oltre 30 milioni di franchi, con tre sale per le proiezioni, una da 500 posti e due da 150, che ospiterà il nuovo quartiere generale della rassegna locarnese e che farà da campo base per quella piattaforma dell’audiovisivo e dello spettacolo che dovrebbe essere l’incubatore della filiera cinematografica ticinese . "Sarà un luogo dove circola ossigeno vivificante" annotava Marco Müller il gran direttore dei Festival del cinema, Locarno, Venezia e Roma, prefigurando quel polo di eccellenza dell’audiovisivo che nascerà a Locarno. Aria nuova, aria fresca per dare respiro ad una società civile che boccheggia tra pulsioni protezionistiche e risentimenti xenofobi. L’ossigeno della cultura aperta agli scambi, agli incontri e alla ricchezza del mondo, come antidoto al ghetto del territorialismo identitario.
Masoni e Speziali, col Lac e il Palazzo del cinema, hanno strappato il cantone da quella perifericità culturale che ha contraddistinto la sua storia più recente, dimostrando, senza però esibirlo, quel coraggio di guardare avanti e vedere cose che altri ancora non vedono, con cui in passato anche altre donne come, Alma Bacciarini, Dionigia Duchini, Nadia Canonica, Lucia Buonvicini e Carla Agustoni, tanto per ricordare alcuni nomi, si sono battute per un Ticino diverso.
A lavori ormai quasi ultimati, è roba da non crederci questa nuova Casa del Pardo, dopo decenni di attesa, di polemiche, di tentativi falliti e minacce di referendum. "È come lo scorrere di un bel film che ormai lascia presagire il lieto fine", dichiarava Speziali avviando il cantiere del Palazzo del cinema. Un film di cui la regista è stata lei. Sin dall’inizio degli anni 2000 quando ha cominciato a corteggiare Martin Hellstern e la sua Fondazione Stella Chiara per quella donazione di 10 milioni di franchi che ha, poi, convinto Comuni, Cantone e altri sponsor a partecipare ad un’impresa sulla quale qualche anno prima nessuno avrebbe scommesso un centesimo.  Intervistata da Ticinonline mesi dopo aver lasciato il municipio, Speziali si diceva sicura che "il Palacinema porterà a ulteriore internazionalità sulle rive del Verbano".
Quell’internazionalità, quell’aprirsi al mondo su cui ha insistito per anni Giovanna Masoni. Pensando al Lac come un ponte tra Nord e Sud, da cui "guardare alla tradizione e alla scena culturale svizzera di lingua tedesca e romanda, ai grandi movimenti artistici del Novecento del Nord Europa, ma tenendo viva l’attenzione a Sud, sulla cultura e la lingua italiana".
Lei, il progetto del Lac lo aveva preso in mano nel 2004 quando era solo un abbozzo sulla carta, l’ha gestito con coraggio, resistendo ai virulenti attacchi della Lega e ai veleni domenicali del Mattino. Al momento del taglio del nastro nel settembre del 2015, disse: "Il Ticino e la Svizzera italiana hanno bisogno di un centro culturale, oggi il Lac è come un bebè, ha bisogno di cure". Un bebè che in tanti, per interessi privati, per i gretti personalismi della politichetta locale o perché da " incolti"- come avrebbe detto Francesco Chiesa - erano convinti che con "la cultura non si mangia", volevano strozzare nella culla.
Ma nel dna del Lac c’era la determinazione, l’ostinazione della sua madrina, e così il Centro culturale si è svezzato bene e ha cambiato l’immagine stessa di Lugano. Nel 2016 ha proposto sette esposizioni e più di 200 spettacoli, tra musica e teatro, ha realizzato produzioni in proprio e il Masi, il Museo d’arte, ha accolto più di 100mila visitatori. Un successo di cui godono altri, perché Giovanna Masoni, dopo gli squallidi maneggi dei politicanti di Piazza Riforma per estrometterla dal Consiglio direttivo, si era fatta elegantemente da parte. E anche questa è cultura.

ldagostino@caffe.ch
16.07.2017


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