Il film cinese su un malato d'Alzheimer vince il Pardo d'oro
Immagini articolo
Ma resta la domanda
se è cinema o dolore
MARIAROSA MANCUSO


È uno scherzo. Non può essere vero. Non possono essere la decisioni di una giuria capitanata da Olivier Assayas. È vero, prima di passare alla regia faceva il critico ai Cahiers du Cinema, e ha un debole per il cinema asiatico. Ma poi ha girato per Canal  la miniserie sul terrorista Carlos detto lo Sciacallo, appassionante e non punitiva per lo spettatore. Un po’ di fiducia in lui l’avevamo. Poca e niente invece nel giurato portoghese Miguel Gomes, che ha girato un film di sei ore ispirato a "Le mille e una notte" dimenticandosi della narratrice Sheherazade.
Non può essere vero. Lo abbiamo pensato - perché in fondo abbiamo il cuore tenero, e non riusciamo a concepire un simile masochismo - davanti al Palmarès del Locarno Festival, edizione del 70°. Non una celebrazione, aveva detto qualche giorno fa il direttore Carlo Chatrian - ma uno sguardo al futuro. Una ripartenza, abbiamo pensato noi, dopo che i film premiati nelle scorse edizioni non hanno esattamente incontrato il gusto del pubblico. Neppure l’interesse dei distributori. Ma i soldi dovranno pur arrivare da qualche parte: in mancanza di spettatori il cinema muore (o si fa assistere, ma allora a cosa servono gli Industry Days?).
Per rimanere nella tradizione, di stretta osservanza cinefila, vince il Pardo d’oro "Mrs Fang" di Wang Bing. Se non lo avete visto non potete capire, proveremo a dare un’idea. Racconta il lento spegnersi di Fang Xiuying, anziana signora cinese con l’Alzheimer. Sotto la coperta variopinta, muove appena gli occhi, è sul suo volto che il regista-artista fissa l’obiettivo. E non lo sposta finché lo spettatore - francamente a disagio - comincia a chiedersi se queste immagini vadano considerate arte (come pretendono di essere) oppure cinema del dolore.
Spiega Cervantes in un racconto che nei concorsi - letterari, ma la regola ben si adatta al cinema - il vincitore del primo premio è solitamente un raccomandato. Il vero meritevole  si aggiudica solo il secondo posto. Non al Locarno Festival, purtroppo. Il Premio Speciale della Giuria va al brasiliano "As Boas Maneiras" di Juliana Rojas, Marco Dutra, registi brasiliani che quando va bene fanno il verso a "Rosemary’s baby" di Roman Polanski (però siamo a San Paolo, via con la lotta di classe e il rapporto servo-padrone). Il Pardo per la miglior regia va a F. J. Ossang per "9 doigts", che comincia come un noir e prosegue su una nave, dove filosofeggiano. Bella la fotografia, si usa dire in questi casi: la trama dovrebbe spiegarcela la giuria.
Si respira un po’ con il premio per la migliore attrice a Isabelle Huppert, per "Madame Hyde" di Serge Bozon. Lei certo non ne aveva bisogno, a casa ne ha già tanti. Era il Festival ad aver bisogno di un titolo che potesse viaggiare per il mondo, e farsi applaudire dagli spettatori, con l’etichetta "Pardo d’oro a Locarno". Candidato ideale: "Lucky" di John Carroll Lynch, costruito attorno novantenne Harry Dean Stanton. L’attore potrebbe vincere l’Oscar, un premio a Locarno avrebbe dimostrato lungimiranza. E amore per il cinema.
13.08.2017


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